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Un sondaggio del Miur per eliminare gli stereotipi femmina-maschio dai libri

Lunedì, 09 Maggio 2016

I libri di testo veicolo di stereotipi di genere: mamme in grembiule a cucinare, qualche principessa, al massimo maestre e poi tanti uomini eroi e nessuna menzione di scienziate, filosofe, artiste. In pratica le donne che hanno segnato la storia e la scienza sono fantasmi.

Per voltare pagina e «capire quali storie di donne gli studenti vorrebbero conoscere e approfondire», il Miur lancerà questa settimana un sondaggio tra gli studenti, come ha fatto sapere la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini, intervenendo a Firenze al convegno “The state of the Union” dedicato quest’anno al ruolo delle donne in Italia e nel mondo.

Ha detto la ministra: «Sono certa che aggiungeremo molte storie di donne rispetto a quelle che sono nei libri di testo e nei libri di storia».

E se la  società italiana va avanti i libri scolastici sono fermi agli anni Cinquanta e Sessanta quanto a rappresentazione dei ruoli di uomini e donne.

Sembra dunque che i maschi sono protagonisti del 59% delle storie, le femmine sono collocate in posizione subordinata e non godono di pari visibilità e valore. I personaggi maschili sono cavalieri, re, ingegneri, esploratori, medici, scienziati. Quelli femminili sono casalinghe, fate, principesse o, quando lavorano, maestre. Bambini e uomini si muovono in spazi aperti e avventurosi, bambine e donne al chiuso delle case o delle aule scolastiche, per lo più spettatrici passive di quel che avviene altrove.

 

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«L’emancipazione femminile in Europa parte dalla scuola», ha sostenuto la ministra Giannini, perché l'istruzione «è la base per abbattere stereotipi e pregiudizi, ma soprattutto per fare quello che le ragazze devono fare: osare, avere fiducia in sé, credere nelle loro capacità competitive. Non avere in futuro un grande numero di donne leader nel campo delle scienze e della tecnologia sarebbe un grande handicap per la nostra società».

Il sondaggio tra gli studenti che il Miur si appresta a lanciare non può essere risolutivo. Va letto come il tentativo di coinvolgere la comunità scolastica nel progetto di revisione dei libri di testo per educare alla parità di genere, in chiave di prevenzione del bullismo e della violenza, obiettivo esplicitato da ultimo nel famoso comma 16 dell’articolo 1 della Buona Scuola, che apre la via ad azioni mirate nell’ambito dell’ampliamento dell'offerta formativa.

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