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Essere un’insegnante di sostegno

Lunedì, 02 Gennaio 2017

Essere un’insegnante di sostegno non può motivare una scelta dettata solo da una predisposizione naturale ad aiutare i più svantaggiati o da una vocazione nel sociale, ma è fondamentale possedere delle competenze specifiche.

L’insegnante di sostegno, oggi, viene ad assumere compiti nuovi, più specifici ed impegnativi, in quanto non è solo di sostegno al disabile ma lo è di tutto il gruppo - classe, contribuendo ad un’armonica integrazione e collaborazione reciproca.
Si tratta di una figura essenziale, significativa, sia all’interno del rapporto docente - alunno, sia all’interno del più vasto rapporto scuola - società, in quanto promotore di una scuola che sia tutta “integrante”, in grado di dare risposte adeguate ai bisogni apprendittivi.

Alla luce di tutto ciò l’insegnante di sostegno acquista sempre più un ruolo di leadership e di coordinamento, un ruolo di supervisione e di guida degli interventi inseriti nella circolarità del lavoro di rete consoni alle sue competenze specialistiche e metodologiche.
Acquista soprattutto valore di risorsa irrinunciabile per la scuola e per la società, poiché si pone quale mediatore necessario nei collegamenti fra i soggetti che devono rendere reale e consolidata l’integrazione, un’integrazione che deve allontanarsi sempre più da una dimensione teorica ed occasionale per diventare reale.

Per ottenere buoni risultati bisogna stimolare interesse per l’apprendimento negli alunni con esempi, con riferimenti al loro vissuto esperienziale, dimostrando l’utilità;
bisogna, inoltre, sapersi rapportare con gli alunni sapendo ascoltare i loro bisogni; è necessario che il docente riesca a creare in classe un clima relazionale favorevole alla nascita di uno spirito di gruppo. Un docente che basa il suo lavoro sull’interattività, che non crea rivalità e che allo stesso tempo cerca di tenere conto delle dinamiche di gruppo nella classe, limita al minimo le situazioni di disagio ed è in grado di fornire vere occasioni di crescita.Il com­pito principale dell'insegnante di sostegno è proprio la creazione delle condizioni per socializzare e apprendere o, meglio, imparare a stare con gli altri, "imparare stando con gli altri e facendo con gli altri", nella convinzione condivisa che l'apprendimento non può prescindere ed esse­re avulso da un contesto relazionale.

L'insegnante specializzato per il sostegno è colui che elaborail PEI ma,non è certo l'unico responsabile del Piano educativo individualizzato per l'alunno disabile, che è invece frutto di una corresponsabilizzazione di tutti i docenti, degli operatori sociali e sanitari e della famiglia, o almeno così dovrebbe essere. Ma questa progettualità così articolata ha bisogno di un perno, di un catalizzatore di processi, di un garante ,di un equilibrato funzionamento collettivo. La stesura, ma ben di più la realizzazione e le verifiche del Piano educativo individualizzato, ha bisogno di un professionista che interpreti un ruolo di tutela degli interessi esistenziali dell'alunno disabile, che lo aiuti nella memoria della sua storia e nella definizione di un suo progetto di vita. In questo ruolo, l'insegnante specializzato deve lavorare con la persona disabile ed i colleghi nel definire in modo condiviso, "obiettivi partecipati" (elaborati e vissuti insieme, non imposti), percorsi possibili, criteri di verifica e valutazione sia degli obiettivi che dei percorsi per raggiungerli. Sono convinta che l’insegnante di sostegno per svolgere una vera inclusione dovrebbe assumere un ruolo un po’ diverso, quello di contitolarità con il docente curricolare all’interno del Consiglio di classe.

Credo in ogni caso che, a dispetto di tutte le difficoltà che una persona incontra,il mestiere dell’insegnante di sostegno dia a moltissimi docenti una forte identità e dignità professionale, più forte, per certi aspetti, di quella dei colleghi curricolari.

di Barbara Gonzaga

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