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Blog Nicola Bruni

A scuola con il sorriso, scherzando sul serio

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Nato "sotto il segno + della Croce Rossa", donatore volontario di "buon sangue 0 Rh positivo", il professor Giocondo è un ottimista ironico, e anche un allegro burlone. Quando beve, lascia sempre il bicchiere "mezzo pieno". Il suo motto è “fede, speranza e… per carità!”. La sua massima è “tutt’al più”. La minima, "almeno". 

 

Insegna “lettere materiali”  - sua versione sperimentale delle materie letterarie - in una piccola scuola media, dove è "l’unico  gallo  del  pool  docente". Durante le ore di buco del suo orario a gruviera tiene banco nella "sala delle professoresse" con racconti autobiografici e dotte disquisizioni. Le colleghe pendono affascinate dalle sue labbra. Ma, conoscendo il soggetto, non sono mai sicure se stia scherzando sul serio o parlando seriamente per scherzo.

 

Convinto che una risata al giorno levi lo psicologo di torno, ha inserito l’educazione all’umorismo "all’interno della cornice del quadro della programmazione collegiale individualizzata, con un disegno strategico interdisciplinare di promozione globale della salute psicofisica". Quindi, ha programmato prove periodiche di verifica, "quizzate" secondo i vigenti canoni della "pedagogia burocratica di Stato", allo scopo di misurare "docimologicamente" il livello di spiritosaggine via via raggiunto dai singoli alunni.

 

In classe, fa il battitore libero. Quando ha le pile cariche, riesce  a mettere a fuoco gli argomenti delle lezioni sparando a salve anche tre battute al minuto. Per esempio, di fronte a talune incongruenze illogiche dell'analisi logica tradizionale osserva: "Se Giulio sta con Daniela, quest'ultima forma un complemento di compagnia... bella; ma se Giulio non sta con nessuno, il suo dovrebbe essere un complemento di solitudine. Una bottiglia di vetro fa complemento di materia; ma una bottiglia di spirito dovrebbe fare complemento di spirito. A un riccone che non si priva di nulla, secondo le regole della nostra grammatica, si riconosce il complemento di privazione, mentre un barcone sovraccarico di poveracci (e di miseria) si fa ricadere nel complemento di abbondanza".

 

Con i ragazzi il professor Giocondo è sempre molto garbato. Se "sgama" che qualcuno sta copiando sottobanco i compiti delle ore successive, dice: "Vedo che c'è chi segue la lezione e chi la precede". E se scorge un alunno voltato all’indietro, lo avverte pacatamente che sta procedendo "contromano".

 

La gag, per lui, è un solleticante strumento educativo, di cui si serve per allentare le tensioni, vincere la noia della scuola dell’obbligo, radere la barba alla cultura scolastica, bucare i palloni gonfiati della retorica letteraria, evacuare i luoghi comuni della lingua corrente e far digerire ai ragazzini perfino il complemento di peso; e, poi, per dimostrare “benignamente” (alla Benigni) che la vita è bella anche quando è brutta.

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Romano, sposato, padre di due figli, nonno di due nipoti, giornalista e scrittore, curatore del giornale online Belsito con vista, già insegnante di lettere. E’ autore del libro "Ad cathedram - Spirito e materie", edito da La Tecnica della Scuola