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Blog Gianluca Rapisarda

Anche quest'anno è emergenza assoluta per il sostegno

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In questi ultimi giorni di vacanze estive, ho molto riflettuto su cosa dovranno attendersi dall’ormai imminente nuovo anno scolastico gli alunni con disabilità e le loro famiglie, anche alla luce della “neonata” delega sul sostegno della Buona Scuola.

Innanzitutto, non posso fare a meno di rilevare che, sebbene la normativa inclusiva italiana oggi sia unanimemente riconosciuta come una delle più avveniristiche ed all’avanguardia nel mondo, l’attuale nostro modello di inclusione presenta diverse criticità “strutturali” che, se come sembra saranno affrontate dal Miur anche stavolta con i soliti miopi interventi emergenziali e “corporativi”, rimarranno tali anche per l’anno scolastico che verrà.

Ciò è da attribuire al fatto che, in Italia, negli ultimi quarant’anni, malgrado la legge 517/77 e le successive leggi 104 del 1992 e sull’autonomia scolastica (ivi compresa la recentissima Buona Scuola con il suo Decreto attuativo n. 66/17 sull’inclusione degli alunni/studenti con disabilità), il modello bio-psico-sociale introdotto dall’ICF dell’OMS del 2000 e la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, l’organizzazione della scuola è restata focalizzata sulla “centralità” del docente per il sostegno come unico “garante” del successo formativo degli alunni con disabilità.

Voglio dire che la “scuola di tutti e di ciascuno”, a tutt’oggi, nel nostro Paese, è ancora erroneamente “inchiodata” in un contesto nel quale, nella programmazione ordinaria destinata agli allievi con disabilità, non trovano posto – o lo trovano solo saltuariamente iniziative di promozione della loro autonomia nello studio, nella vita sociale e nel tempo libero, nelle quali essi si possano cimentare anche senza la presenza degli insegnanti specializzati.

Se a ciò aggiungiamo che neppure la tanto “celebrata” suddetta Delega sul sostegno della Buona Scuola ha previsto qualcosa per eliminare definitivamente (o per lo meno per cominciare a farlo) tale perverso meccanismo della delega ai soli insegnanti di sostegno e per assicurare loro ed a tutto il personale scolastico, nell’immediato, una formazione specifica ed obbligatoria (reale e non solo “sulla carta”) sulla Didattica inclusiva e sulla Pedagogia speciale, ci sorge quasi spontaneo un quesito: “Ma siamo proprio convinti che, alla luce di tutte le succitate lacune, il sistema italiano dell’inclusione scolastica sia il migliore in circolazione e che, al contrario, non necessiti di essere reso più sostenibile ed efficace, sin da subito?

Infatti, allo stato attuale, il nostro modello di inclusione si presenta come assolutamente inefficiente, perchè un gran numero di posti sul sostegno è oggi coperto da docenti con contratto a tempo determinato che, pertanto, sono solo “in deroga” e, cosa ancor più grave, neanche specializzati (ben 47000 su un totale di 120000 insegnanti per il sostegno).

Si ricordi, a tal proposito, la Nota Ministeriale Protocollo n. 24306 del 1° settembre 2016, che recitava testualmente: «In caso di esaurimento degli elenchi degli insegnanti di sostegno compresi nelle graduatorie ad esaurimento, i posti eventualmente residuati sono assegnati dai dirigenti scolastici delle scuole in cui esistono le disponibilità, utilizzando gli elenchi tratti dalle graduatorie di circolo e d’istituto, di prima, seconda e terza fascia». L’auspicio è che il Miur, in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, recependo le nostre accorate sollecitazioni, non riproponga nei prossimi giorni la medesima “sciagurata” circolare in quanto essa ha provocato soltanto danni, facendo si che, nel corso dell’a.s. 2016-17 migliaia di cattedre di sostegno siano state perciò affidate a docenti senza alcun tipo di specializzazione, costringendo in tal modo le famiglie di persone con disabilità a ricorrere sempre più spesso ai giudici per dare un’istruzione adeguata ai loro figli (8,2% per la scuola primaria e 5,1% per quella secondaria di primo grado, di cui al Sud rispettivamente il 12,4% e il 9,1%).

Ad esasperare ulteriormente gli animi dei genitori dei ragazzi con disabilità ci ha pensato pure il Contratto collettivo Nazionale sulla mobilità annuale dello scorso 21 giugno, sulla base del quale, in Sicilia, ad esempio, quasi tutte le Province non avranno per il prossimo anno scolastico molti posti destinati alle assegnazioni provvisorie e quindi chi volesse rientrare sul sostegno su quelle Province, non ci riuscirà così facilmente. Ma il vero paradosso è che quei posti rimasti vacanti sul sostegno in Sicilia (circa cinquemila secondo fonti Miur)– come in tante altre Regioni, e non solo del Mezzogiorno – potranno essere coperti nell’a.s. 2017-18 non da docenti titolari, ma da insegnanti neppure abilitati, con le semplici lettere di “messa a disposizione”. Insomma, l’esperienza di questi ultimi 40 anni sembra non aver insegnato al Miur che precarietà e scarso investimento sulla formazione degli operatori non giovano ai nostri ragazzi e che, soprattutto, la quantità di insegnanti per il sostegno non abilitati e specializzati non è garanzia di qualità dell’inclusione scolastica.

A questo punto, temo proprio che stanti così le cose e nonostante il (deludente) Decreto attuativo della Buona Scuola n. 66/17 e le recenti rassicurazioni della Ministra Valeria Fedeli, i drammatici numeri sopra riportati e l’assenza di una “policy” a lungo termine del Ministero (con la previsione di un Piano di formazione specifica di massa di tutto il personale scolastico e di assunzione strutturale degli insegnanti specializzati e del loro transito nell’organico “di diritto”, con il mancato vincolo del docente per il sostegno con il suo alunno/studente con disabilità almeno al suo intero segmento formativo e con la carenza di un sostegno “diffuso” anche da parte del contesto all’allievo con disabilità, come confermato dalla “pirandelliana” cancellazione dei CTS nella recente delega sul sostegno) non potranno garantire di certo, neppure per l’ormai imminente nuovo anno scolastico, un’effettiva efficacia e continuità didattica e faranno in modo che si perpetui il sistema attuale, sulla base del quale la maggior parte degli allievi con disabilità saranno costretti, anche durante l’anno venturo, a cambiare docente di sostegno e a ricominciare tutto da capo, con buona pace della legge n. 517/77 e di un processo di inclusione scolastica davvero di qualità.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti:

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Docente di storia e filosofia di un liceo scientifico, da non vedente, è stato presidente dell’Istituto  per ciechi di Catania ed è direttore scientifico dell’Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell’Uici. Si interessa di pedagogia speciale e di didattica inclusiva e scrive per diverse riviste e portali sulla disabilità