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Blog Aluisi Tosolini

G come giungla, G come guerra....

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Sia come sia, finalmente si è conclusa la campagna elettorale in vista del referendum costituzionale. Una campagna che molti descrivono come durissima e intensissima ma che, almeno ai miei occhi, si è qualificata soprattutto per l’impegno scientifico e continuo – da parte di tutti – per delegittimare l’avversario, l’altro. Trasformandolo in nemico. E nemico sostanzialmente da abbattere perché ostacolo (l'ultimo??) alla magnifiche sorti e progressive che dal 5 dicembre si dispiegheranno.

 

Sarà solo colpa dei chatbot?

I media, soprattutto dopo il trionfo di Donald Trump negli States, si sono molto interrogati sulle nuove armi di distruzione di massa impiegate nella propaganda elettorale evidenziando il ruolo fondamentale di Facebook e soprattutto dei fake e dei bot. Ovvero dei falsi utenti creati ad arte e dei chatbot. Dove per chatbot (parola che mette assieme i termini chat e robot) si intende un programma che accede alla rete attraverso lo stesso tipo di canali utilizzati dagli utenti umani e quindi, ad esempio, naviga nel Web, invia messaggi in una chat, si muove nei videogiochi, risponde ai messaggi whatapp, interviene si facebook, interagisce nei forum, ecc.

Significativo che, secondo uno studio del gruppo di analisi creato dall’università di Harward su questo tema, il 50% dei post riferiti alla campagna elettorale di Trump sia stato inviato dall’1% dei profili facebook. Ovvero da pochissimi chatbot. Non da umani, quindi, ma da robot scientemente guidati da umani per diffondere notizie false, instillare e giustificare pregiudizi, diffondere paura, motivare l'odio…

Sarà l’epoca della post-verità, come ha teorizzato questa estate in lungo editoriale dal titolo How technology disrupted the truth, la direttrice del Guardian  Katharine Viner ?

Del resto, nel nostro piccolo, in queste settimane anche su La tecnica della scuola si è dibattuto spesso dell’aumento significativo sui social di post ingiuriosi, offensivi, violenti, incuranti dei principi della logica.

Che poi provengano soprattutto da persone di scuola rendere il tutto ancora più preoccupante.

 

La delegittimazione dell'altro

E’ la rottura, secondo alcuni, degli schemi della modernità. Il superamento di ogni mediazione che sdogana e legittima ogni reazione, anche la più sguaiata. Favorendo nel contempo il ritrovarsi in tribù in cui, grazie ai filtri e alla bolla internet di cui parla Eli Pariser, tutti la pensano allo stesso modo e dalle finestre chiuse sul mondo e sull’altro non entra mai né aria nuova né il seme del dubbio.

Ma la delegittimazione dell’altro, la sua riduzione a “non soggetto”, si porta dietro anche altre significative conseguenze. Se da un lato la riduzione dell’altro a nemico, a ostacolo da eliminare, costituisce la base di ogni violenza, dall’altro tale operazione implica la fine dell’empatia. Della capacità di leggere il volto dell’altro, di sentirsi comunque, con l’altro, sulla stessa barca. Dentro lo stesso destino. E proprio la fine dell’empatia è, per Sherly Turkle, l’inizio della fine della democrazia, delle relazioni fra umani che la fonda, delle “conversazioni” fatto di ascolto e di interazione profonda che la sostanzia.

 

Made in Italy

Così mi ritrovo, stanco e molto sfiduciato, a sentire come mia (sarà una questione generazionale?) una delle canzoni dell’ultimo album di Luciano Ligabue, “Made in Italy”, che lo stesso Ligabue così presenta: "Volevo raccontare l'Italia e i suoi difetti, il mio sentimento frustrato nei confronti di questo Paese. E' nato così questo concept album, il mio primo, dove a guidare l'ascoltatore è lo sguardo di Riko, uno normale".

E allora stamattina getto lo sguardo fuori dall’abbaino che dà sulle brume autunnali dei tetti di questa città padana dove vivo e lascio andare a palla la storia di Riko. Il suo vissuto. La consapevolezza del suo fallimento.

E lascio danzare la mia mente su G come giungla, G come guerra…..

 

G come giungla
la notte comunque si allunga
le regole sono saltate
le favole sono dimenticate
G come guerra
e giù tutti quanti per terra
non basta restare al riparo
chi vuol sopravvivere deve cambiare

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Filosofo e pedagogista pone al centro dei suoi interessi l’interazione tra linguaggi digitali, processi educativi e dimensione globale della formazione. Dirigente scolastico, ha insegnato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e all’Università di Parma.