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Blog Lucio Ficara

Il bonus del merito è un’aberrazione normativa

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Dura lex, sed lex questa è una frase latina che invita tutti a rispettare la legge anche se questa dovesse essere punitiva. Tuttavia, nonostante il senso del rispetto delle leggi è da considerarsi una cosa scontata, la critica ad una brutta legge è un atto di assoluto civismo.

Come scriveva Cicerone, con il suo “Summum ius, summa iniuria”, così possiamo affermare che i commi 126 e 127 della legge 107/2015 rappresentano un’aberrazione normativa che è sotto gli occhi di tutti. Si tratta dei due commi che regolano la distribuzione del cosiddetto bonus del merito a un numero esiguo di docenti considerati, a volte incomprensibilmente, meritevoli. In questi due “Sommi commi”, che, per dirla alla Cicerone, sono carichi di ingiustizia, si dispone un apposito fondo per la valorizzazione del merito del personale docente, che il dirigente scolastico, sulla base dei criteri individuati dal comitato per la valutazione dei docenti, assegna annualmente al personale docente sulla base di motivata valutazione.

Infatti nelle scuole italiane, alla prova dei fatti, i dirigenti scolastici hanno distribuito questo bonus del merito creando disparità di trattamento, malanimi tra i docenti e in alcuni casi palesi ingiustizie e favoritismi.

In ogni scuola è stato premiato poco meno di un docente su tre, nella scarsa trasparenza e senza le motivazioni delle scelte dirigenziali.

Inoltre in moltissime scuole sono stati premiati gli stessi docenti che fanno parte dello staff dirigenziale, ovvero le funzioni strumentali, i docenti responsabili di plesso e i collaboratori del Ds. Il bonus del merito è stato dato a chi è più disponibile a dedicare tempo alla scuola e in pochissimi casi si è premiata la buona didattica o le particolari competenze dell’insegnamento.

L’aberrazione normativa sta nel fatto che l’applicazione di questa legge ha prodotto una frattura nelle relazioni umane tra colleghi e tra docenti e dirigente scolastico, ha creato una disaffezione al lavoro ed ha demotivato molti docenti. In buona sostanza una scuola che premia pochi docenti e crea un problema di buona collegialità.

Per sanare questa ingiustizia normativa è necessario mettere nuovamente mano alla legge 107/2015 abrogando alcune aberrazioni e rimettendo al centro la questione salariale di tutti i docenti e non solo di alcuni.

Bisogna togliere dall’imbarazzo i dirigenti scolastici dal fare la scelta tra buoni e cattivi, tra bravi e indolenti, stabilendo dei criteri oggettivi sia per la questione del bonus premiale e sia per la questione della chiamata per competenze. Chissà se le politiche dei prossimi mesi porteranno consiglio, magari con un po’ di buon senso si potrebbe rendere la legge 107/2015 una legge migliore, capace di unire piuttosto che di dividere, capace di motivare i docenti piuttosto che deprimerli, capace di creare la Buona Scuola, piuttosto che una scuola considerata poco buona da tutti.

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Docente di matematica e fisica nei licei scientifici, presidente Proteo Fare Sapere per la provincia di Reggio Calabria e presidente direttivo regionale della Calabria della Flc-Cgil, studioso di legislazione scolastica e del contratto di lavoro del personale scolastico.