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Blog Nicola Bruni

La post-verità è una bufala, francamente!

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“Francamente…”, “sinceramente…”, “a dire il vero…”: chi usa espressioni di questo tipo, sembra voler interpretare la figura del bugiardo abituale ma “gentiluomo”, che ogni tanto fa lo sforzo di non mentire con suoi interlocutori e si premura di avvisarli.

    Viviamo in un società spesso fuorviata da piccole e grandi bugie, da informazioni manipolate e distorte, da statistiche false, e persino da autentiche "bufale" (notizie  totalmente inventate), che ci vengono propinate attraverso i mass-media e i social-media, senza rispetto per la verità. “Che cos’è la verità?”, si domandano infatti i moderni Ponzio Pilato, teorizzatori e sostenitori della "post-verità".

    La post-verità! Un neologismo, derivato dall'inglese "post-truth", che l'Oxford English Dictionary ha deciso di eleggere "parola dell'anno del 2016". Una formula che secondo l'Accademia della Crusca descrive una società in cui l'apparenza e le emozioni, amplificate dai mass media, prendono il posto della realtà: per esempio, l'immagine simbolo della prima Guerra del Golfo (1990-1991) divenne un cormorano sporco di petrolio, benché nel Golfo Persico non ci fossero cormorani: la foto era stata scattata in Russia ma, diffusa ad arte, diventò la verità emotiva di quello scenario di guerra.

    Applicata alla politica, la post-verità ha come tratto caratteristico che i sostenitori di una determinata tesi continuano a ripetere dati falsi, a forte impatto emotivo sull'opinione pubblica, infischiandosene del fatto che siano stati dimostrati come falsi. Per esempio, durante la campagna referendaria sull'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, i sostenitori della Brexit affermavano insistentemente che l'appartenenza all'Unione costasse al Paese 350 milioni di sterline a settimana, come ammontare netto di denaro inviato direttamente all'UE: una cifra spropositatamente bugiarda ma che ha fatto presa sulla credulità di molti.

    Sulla stessa linea di fanta-statistica si colloca la balla antieuropeista sparata in tv dal grillino Luigi Di Maio, secondo cui "l'euro ha fatto perdere all'Italia il 25 per cento del reddito nazionale".

    Un altro esempio di post-verità è la bufala diffamatoria, diffusa su Facebook, che attribuiva all'ex ministra Cécile Kyenge, cittadina italiana di origine congolese, la seguente frase, mai da lei pronunciata: "Alberi di Natale e presepi sono un insulto alle altre religioni...". In questo caso, il "bufaliere" ha sostituito un post senza verità ad una verità senza post, per istigare i lettori all'odio razziale e invitarli a condividere un "vaffa" contro la persona di pelle scura calunniata: insomma, si è inventato una bufala di razza... di una brutta razza razzista.

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Romano, sposato, padre di due figli, nonno di due nipoti, giornalista e scrittore, curatore del giornale online Belsito con vista, già insegnante di lettere. E’ autore del libro "Ad cathedram - Spirito e materie", edito da La Tecnica della Scuola