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Blog Anna Maria Bellesia

Renzi bocciato. Adesso capire gli errori, a cominciare dalla Scuola

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Dopo mesi di campagna elettorale totalizzante e lacerante, ha prevalso il “vaffa”. Era nell’aria. Troppe scelte sbagliate, troppi annunci senza seguito, troppa distanza fra la politica e il popolo.

Nella bocciatura di Renzi ha pesato soprattutto la perdita di credibilità: promesse mirabolanti, bonus di qua, regalie di là. Gli italiani hanno ben capito, guardando al portafoglio, che le parole non corrispondono ai fatti: le tasse non sono diminuite, la tanto attesa riforma delle pensioni non è stata fatta, il lavoro è sempre più precario e i redditi più bassi. Le aspettative degli italiani continuano a essere negative o piatte, come ben evidenziato nel 50° rapporto del Censis uscito il 2 dicembre. La delusione e la rabbia per una politica rissosa e vanamente parolaia hanno condizionato il voto e mandato un segnale fortissimo e chiaro: bisognava concentrasi sull’azione di governo invece di sperperare energia in sei mesi di folle campagna referendaria per cambiare la Costituzione, che fino a due anni fa era “la più bella del mondo”. Questo è stato l’errore fatale, che Renzi ha dimostrato di non capire.

Il mondo della Scuola a Renzi gliela aveva giurata. “Ti aspettiamo al referendum”: bastava affacciarsi sui social per capire l’aria che tirava. Il premier lo sapeva, “nella scuola siamo riusciti a far arrabbiare tutti”, ha ammesso. Ma non ha mai capito gli errori, tirando dritto comunque. Chi ha la responsabilità di guidare il Paese non può cavarsela dicendo con nonchalance  “chi fa sbaglia”.

Adesso finalmente si apre  il momento della riflessione. Perché tanto malcontento? Fretta, Superficialità, Arroganza gli errori della Buona Scuola. Una riforma fatta in fretta, senza ascoltare il “popolo” che nella Scuola ci lavora, screditato dall’opinione pubblica e bastonato proprio da quelle istituzioni che a parole promettevano un recupero di “dignità”. Una riforma affidata a degli esperti di comunicazione e non di scuola. Una riforma approvata a colpi di fiducia da una risicata maggioranza parlamentare, pur riguardando milioni di cittadini. Una cosa mai vista nella storia della repubblica.

Oltre che nel metodo, la riforma della Scuola non ha convinto nel merito (come quella della Costituzione). I contenuti sono troppo conformi alle proposte fatte da Confindustria Education, piuttosto che corrispondere a un disegno educativo partecipato e condiviso di portata nazionale. Basta pensare al preside manager che sceglie e premia i docenti, al raddoppio dell’alternanza scuola lavoro, alla finalità dichiarata di formare lavoratori “adattabili”, dotati delle “soft skills” funzionali alle esigenze del capitalismo 4.0, quello della quarta rivoluzione industriale.

E adesso che fare? Semplice, ma forse difficile: ri-sintonizzarsi col popolo, questa entità tanto trascurata da chi vive fra Twitter e la Leopolda. Analizzare i troppi errori commessi. Capire che i cosiddetti poteri forti non possono esser gli unici referenti politici. Ricomporre il Paese guidandolo verso traguardi finalizzati al bene comune. Correggere gli aspetti più indigesti della legge 107 detta Buona Scuola. Basta con le risse in Tv, con la personalizzazione della politica, con la demagogia parolaia. Sperando che, finita la partita referendum, non si ricominci a litigare per mesi sulla legge elettorale.

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Docente di materie letterarie nella scuola secondaria di II grado e giornalista pubblicista. Laureata in storia moderna con pubblicazioni storiografiche, si interessa di politica scolastica, ambiente, arte. Dal 2007 collabora con La Tecnica della Scuola.