Maturità, ancora bloccati i compensi dei commissari

di Alessandro Giuliani
04/07/2007
Il Ministero del Tesoro trattiene il decreto a firme congiunte sui pagamenti. La questione è stata sollevata dalla Flc-Cgil: “senza il decreto - spiega il sindacato - non si possono sapere tutti i particolari dei pagamenti e, anche a cifre ufficiosamente note, non possono essere spiccati mandati, non solo per gli anticipi, ma anche per i conguagli”.
Non sembra trovare un epilogo la vicenda dei pagamenti dei commissari e presidenti di commissione degli esami di Stati: a pochi giorni dal termine di tutte le operazioni connesse alla maturità, i componenti delle commissioni non hanno infatti ancora alcuna certezza sui tempi di ricevimento e su alcune modalità dei loro compensi. 
A sollevare il problema è stata la Flc-Cgil, secondo cui i pagamenti, già definiti dal ministero della Pubblica Istruzione, sarebbero bloccati a causa della decisione del ministero dell’Economia e delle Finanze di trattenere il decreto di firma congiunta. 
“Quando agli inizi degli esami di Stato - spiega una nota della Flc-Cgil - qualcuno si è meravigliato che il 22% dei commissari e il 7% dei presidenti ‘si desse malato’, nessuno aveva messo in conto che esiste ancora una parte dei commissari che non ha ricevuto i compensi dello scorso anno. Se la cosa si ripeterà negli anni prossimi - continua la nota sindacale - a ciò si potrà aggiungere il fatto che ormai a pochi giorni dal termine degli esami non sono ancora noti molti degli aspetti relativi ai compensi e, soprattutto, il fatto che il ministero del Tesoro ancora trattiene il decreto a firme congiunte senza il quale non si possono sapere tutti particolari dei pagamenti e senza il quale, anche a cifre ufficiosamente note, non possono essere spiccati mandati, non solo per gli anticipi, ma anche per i conguagli”.
Il 3 luglio la firma del decreto è stata sollecitata dal segretario generale della Flc-Cgil, Enrico Panini, al capo di Gabinetto del ministero dell’Economia durante l’incontro che si è svolto con i sindacati confederali nell’ambito della vertenza per stabilizzare i precari dell’università e della ricerca. Il sindacato ha chiesto non solo l’emanazione del provvedimento, ma anche dei chiarimenti sulla corretta applicazione dei compensi e l’accreditamento di fondi ad hoc alle scuole statali a cui sono state abbinate ai fini del pagamento le commissioni d’esami delle scuole non statali.
Da viale Trastevere arrivano conferme sull’allungamento dei tempi: “Il provvedimento interministeriale concernente la fissazione dei compensi spettanti ai componenti le commissioni degli esami di Stato – si legge in una nota del 2 luglio firmata dal direttore generale Dutto - è tuttora in fase di perfezionamento. In considerazione dell'avanzata fase delle operazioni d'esame, si ritiene necessario fornire, nelle more della definizione del provvedimento, alcune indicazioni per la determinazione dei compensi medesimi”. Le indicazioni riguardano “le misure dei compensi riferiti alla funzione, alla trasferta ed agli esami preliminari”: in pratica le questioni che ‘bloccano’ il decreto.
Anche se le materia non è oggetto di contrattazione (lo sarà però dal prossimo anno), le lungaggini ministeriali rischiano di creare non pochi musi lunghi : l’incertezza sull’entità dei pagamenti riguarda infatti circa 118.000 esaminatori: 12.254 i presidenti (uno per commissione), 40.553 commissari esterni e 65.189 commissari interni. In pochi pensavano che si sarebbe giunti all’attuale situazione: nei giorni precedenti l’insediamento delle commissioni il ministero della Pubblica Istruzione aveva infatti reso noti i compensi che in parte soddisfavano anche le richieste di aumento dei sindacati attraverso la divisione delle indennità in due quote: una legata alla funzione, e soggetta a trattenute fiscali, e una alla trasferta, che non dovrebbe essere soggetta a trattenute ulteriori. La prima quota, quella associata alla funzione svolta, dovrebbe essere uguale per tutti: 911 euro per i commissari esterni, 399 euro per quelli interni e 1.249 euro per i presidenti. La seconda ‘voce’ dovrebbe invece dipendere dalla distanza della sede di esame dal luogo di residenza o servizio: si va dai 171 euro per i docenti interni che già operano nell’istituto dove si svolgeranno gli esami (in tal modo andranno a percepire circa 470 euro netti) ai 2.270 euro da assegnare al personale nominato in una sede raggiungibile dal proprio comune di servizio o di residenza con un tempo superiore a 100 minuti con i mezzi di linea extraurbani più veloci.
Come negli anni passati, ai componenti delle commissioni d'esame nominati in comuni diversi da quello di servizio o di abituale residenza dovrebbero essere concessi anticipi, a richiesta degli interessati, fino al 50% dei compensi lordi complessivamente spettanti. Immutate, invece, le indennità per gli esami preliminari per i privatisti: per ciascuna materia e ciascun candidato dovrebbero essere assegnati 15 euro e comunque un compenso massimo, attribuibile al singolo componente del consiglio di classe o di specifica commissione impegnato negli esami preliminari, che non andrà oltre gli 840 euro. 
Ora però si aspetto il sì definitivo, quello decisivo, dal Mef.
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