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Fondazione Agnelli: basta graduatorie, largo a stipendi diversi per ruoli e regioni
di A.G.
Queste le proposte: liste d’attesa da sostituire con un albo; scuole che emettono un bando incentrato sui curriculum dei prof; retribuzioni differenziate su base regionale, di materie e dei ruoli rivestiti. Sì anche alla valutazione delle scuole. Gelmini: è tempo di riforme e questo Parlamento può farle. Elkann: troppo indietro rispetto all’Ue.
Sono risultati che non possono lasciare indifferenti, almeno gli addetti ai lavori, quelli presentanti a Roma dalla Fondazione Giovanni Agnelli l’11 febbraio durante lapresentazione del suo primo rapporto sulla scuola: dopo avere messo al microscopio 8.000 graduatorie provinciali italiane, i suoi ricercatori hanno scoperto che 1.500 sono in via di esaurimento. Che ci vorranno qualcosa come 19 anni per vedere svuotate le attuali liste di attesa dove sono inseriti migliaia di docenti di Lingue straniere; mentre per le aree scientifiche e tecnologiche in molte zone le graduatorie risultano esaurite. Il motivo? Lo stesso, probabilmente, per cui l’81% dei docenti italiani è di sesso femminile: lo stipendio tra i più bassi d'Europa ed anche dopo tanti anni di servizio l’incremento rimane minimo. E questo tipo di situazione non può di certo essere considerata come la via che permette di far prendere l’ascensore sociale che tutti i Paesi moderni mettono a disposizione di docenti e discenti.
Ecco allora le proposte (non molto distanti dai punti contenuti nel DdL Aprea): le graduatorie vanno abolite, sostituendole con un albo. Saranno le scuole, poi, a emettere un bando sulla base dei curriculum inviati dai prof. La mobilità resterebbe, ma con un maggiore incrocio di domanda e offerta. Le retribuzioni, invece, “bisognerebbe differenziarle su base regionale e di materie, ma - si legge nel ricco rapporto finale - anche dei ruoli rivestiti. E soprattutto, introducendo una valutazione delle scuole”.
Da una parte si auspica, quindi, un rinnovamento della qualità degli insegnanti, senza il quale non sarebbe possibile elevare le conoscenze e gli apprendimenti; dall'altra si chiede di migliorare gli insegnamenti attraverso una convergenza dei sistemi di istruzione secondaria e terziaria al modello europeo.
Molti gli invitati illustri che hanno risposto all’appello. Tra questi anche il Ministro Gelmini, che è sembrato determinato a ‘sponsorizzare’ la proposta della Fondazione basata su meritocrazia e sviluppi di carriera. “Il Parlamento italiano è nelle condizioni di legiferare per dare finalmente una carriera agli insegnanti", ha detto Gelmini specificando anche che introdurre il concetto di "concorrenza" nell'ambito scolastico "non significa privatizzare l'istruzione: i dirigenti scolastici devono avere la possibilità di chiamare gli insegnanti e finchè ciò non accadrà la parola autonomia sarà priva di significato. Bisogna avere il coraggio di fare delle riforme ed è urgente - ha sottolineato Gelmini - arrivarci attraverso una scuola di qualità".
"Non ci può essere una buona scuola - ha continuato - solo con l'impiego di nuove tecnologie ma serve puntare sulle persone: anche attraverso l'introduzione della carriera degli insegnanti". Il Ministro, a tal proposito, riferendosi ad una recente indagine realizzata dall'Associazione nazionale presidi sull'esigenza di introdurre il merito tra i docenti, ha detto che "c'è insoddisfazione per l'operato dei sindacati".
C’era interesse anche per le parole di John Elkann, vicepresidente della Fiat e della stessa Fondazione Agnelli: ebbene, per Elkann molti imprenditori italiani sono ormai "preoccupati di come va la scuola italiana. Il dibattito di questi mesi - ha sottolineato il vicepresidente - al di là delle polemiche di parte ha avuto un aspetto positivo: ora i punti dolenti sono allo scoperto. Le indagini internazionali sugli apprendimenti forniscono con impietosa frequenza segnali negativi sulla nostra scuola mostrandone ritardi e limiti".
Elkann si è soffermato in particolare sul "consistente deficit di competenze" dei nostri ragazzi della scuola secondaria "rispetto ai coetanei dei Paesi coi i quali siamo soliti misurarci. Un ulteriore motivo di allarme è che il deficit risulta particolarmente grave nei saperi matematici e scientifici: non è un problema solo nostro, ma l'Italia lo avverte più della maggior parte dei Paesi europei". Il momento della sterzata si fa sempre più necessario.
12/02/2009
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