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La letteratura italiana da Alfieri a Montale

Giovedì, 25 Giugno 2015

di Olimpia Ammendola

Nella sala dell’associazione Giustino Fortunato” di via Tarantino al Vomero a Napoli, mercoledi 24 giugno, c’è stata la presentazione del bel libro di Vera Panico, “La Letteratura nel Racconto dell’Italia da Alfieri a Montale” fratelli Ferraro editori.


La prof. Paisio, dirigente del liceo Vico, ha dato l’avvio alla discussione sottolineando il valore del testo che viene pubblicato in un momento in cui la scuola italiana è oggetto di viva discussione non priva di vis polemica ma, precisa la professoressa, si tratta di una discussione spesso intrisa di slogan, di luoghi comuni che non riescono ad intaccare la sostanza del problema scuola, né la profondità delle problematiche che, da sempre attraversano un settore tra i più importanti del nostro Paese. Tra questi, lo slogan maggiormente ripetuto, quello del preside sceriffo, non rende minimamente delle difficoltà, delle responsabilità, della problematicità di un ruolo che, per chi lo intende nelle sue varie e complesse sfaccettature, è complicato, difficile e intriso di contraddizioni.

La bellezza e il valore particolare del testo, hanno sottolineato i tre relatori, sta nell’aver coraggiosamente proposto una modalità di comprensione della storia d’Italia attraverso le biografie di sette autori: ALFIERI, FOSCOLO, MANZONI, CARDUCCI, PASCOLI, UNGARETTI, MONTALE.

Quest’idea in realtà, intende proporre una visione sia della storia che della letteratura, completamente innovativa rispetto alle modalità con cui a tutt’oggi, queste due discipline vengono insegnate. La storia, sembrerebbe dire la professoressa, non è la storia dei grandi eventi o dei grandi uomini né quella degli annales.

La storia, sottolinea con grande efficacia il prof. Giuseppe Limone, è storia dei vissuti degli uomini, è storia dei sentimenti che hanno attraversato l’agire e il pensare umano. E cosa più della poesia, può renderci consapevoli di questo? Il tentativo che compie la Panico, assolutamente coraggioso e fuori da qualunque schema e da qualsiasi routine editoriale, è proprio questo: “scrivere la storia attraverso l’immagine dei poeti che l’hanno attraversata”, sottolinea il prof. Limone nella postfazione pubblicata a tergo del testo.

Il prof. Mastrocola, anch’egli relatore, nella sua prolusione, non ha mancato di sottolineare l’imbarbarimento della cultura italiana che ha creduto di fare a meno della metafisica, della spiritualità che una vera educazione ha il dovere di suscitare e coltivare nel giovane. L’analisi del testo che da anni troneggia nella didattica proposta a scuola, ha distrutto il piacere della lettura, la bellezza dello stesso testo, il suo quid trascendentale. La letteratura non può essere incasellata in interpretazioni precostruite, non è possibile far conoscere prima la critica e poi l’autore. E’indispensabile che i giovani si riapproprino del testo che la pratica didattica ha svilito, mortificato e infine distrutto. La crisi che oggi vive il docente è una crisi radicale di valori.

Il prof. Limone analizza con particolare lucidità quest’aspetto della professione docente. L’insegnante sa che educare ai valori può essere per il giovane penalizzante, svantaggioso, dal momento che la società intera si muove in tutt’altra direzione ritenendo la cultura un orpello, un fastidio, una passione inutile.

La contraddizione che vive l’educatore è dilaniante: se mette in essere la consegna che la società gli ha dato può determinare un destino di infelicità quale è quello dei disadattati, se non mette in essere la consegna, viene meno al compito che gli è stato assegnato. E’ possibile uscire da questa situazione? E anche rispetto a questo, il libro della Panico è una scommessa perché prova a gettare il cuore oltre l’ostacolo sapendo che non c’è alcuna garanzia di vincere. L’unica garanzia è la propria convinzione, l’idea che i giovani non possono essere defraudati di un bene prezioso quale è la letteratura, la storia e infine, la bellezza del sapere.

Ciò che manca oggi nella scuola, nell’insegnamento in generale, è l’eros, l’amore che come dice Platone, è figlio di ricchezza e povertà. Ai giovani dovremmo trasmettere il sentimento erotico della conoscenza, che non è un aggregato di nozioni. La conoscenza come l’amore, anch’essa è figlia di ricchezza e povertà. Povertà perché nasce dalla mancanza rappresentata dalla consapevolezza di non sapere, ricchezza perché solo se si è animati dalla passione ci si può incamminare nell’avventura della conoscenza. In questo testo io ritengo che sia presente l’eros, quell’eros ormai assente dalla relazione che i nostri allievi hanno con la scuola.

La presenza degli alunni del Vico che, nonostante l’impegno degli esami di stato, ha qualificato l’incontro che si è avuto alla Giustino Fortunato, è stata una felice e sorprendente smentita di questa situazione.

Le alunne del liceo Vico, hanno letto alcuni testi degli autori curati dalla prof. Panico nel suo testo. Alcune di loro leggevano i testi dal cellulare, a dimostrazione del fatto che la tecnologia può essere utilizzata non solo per appiattire ed omologare il pensiero ma anche per ampliare ed arricchire la conoscenza. A dare un tocco gradevole alla serata gli intermezzi musicali della Maestra Barbara Palumbo, che ci ha fatto ascoltare diversi pezzi da Cimarosa a Chopin a Mendellsonn. Anche in questo caso la scelta dei pezzi non è stata casuale ma ragionata, nel senso che erano collegati al periodo storico e ai leitmotiv della letteratura.

A dimostrazione che se non si fanno cogliere le sottili tessiture che sottendono la letteratura, la storia, l’arte, costruiamo cattedrali vuote, pronte a disintegrarsi al vento della storia che “Non somministra carezze o colpi di frusta. La storia non è “magistra di niente che ci riguardi”. Questo ci insegna Montale, almeno.

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