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Faraone: "Aumenteremo le paghe dei docenti"

Venerdì, 10 Luglio 2015

In un'intervista a 'La Stampa', il sottosegretario all'Istruzione annuncia novità anche sul fronte della retribuzione. Non mancano però le voci critiche da sindacati e anche all'interno del Partito democratico. 


"Quest'anno abbiamo preferito usare le risorse per assumere i precari. Abbiamo, però, lasciato gli scatti di anzianità e stanziato 200 milioni di euro da riservare ogni anno agli insegnanti più bravi. Ma dall'anno prossimo la nostra priorità sarà aumentare gli stipendi dei docenti". Così Davide Faraone, sottosegretario all'Istruzione, commentando in un'intervista a 'La Stampa' l'approvazione della riforma sulla 'Buona scuola'.

"Abbiamo eliminato la precarietà dalla didattica - continua l'esponente del Partito Democratico -. Scompariranno le supplenze, i continui cambiamenti di volti in cattedra e tanti insegnanti avranno un contratto di lavoro duraturo. Abbiamo introdotto il merito, gli insegnanti non verranno più formati attraverso canali estemporanei e verranno assunti solo dopo un concorso". 

"Supplenze brevi e lunghe scompariranno nel giro di due anni. Sono sicuro che le resistenze di questi mesi cadranno quando la riforma verrà applicata e all'interno delle scuole si constaterà che effettivamente arriveranno più risorse sia da un punto di vista economico che di personale. I presidi non saranno degli sceriffi. L'altro motivo di orgoglio per me è il fatto che studenti e genitori finalmente entrano nei luoghi delle decisioni".

Sempre sul quotidiano torinese è arrivata la risposta dei sindacati: "Tutti hanno un posto fisso, anche chi è impiegato su di una linea di autobus, mentre con questa riforma della scuola gli insegnanti verrebbero inseriti in un organico funzionale, senza scuola fissa, per coprire le assenze dei colleghi o per piccole supplenze". Così, Stefano D’Errico, segretario dell’Unicobas, una delle sigle più agguerrite contro la 'Buona Scuola'.

Critiche anche all'interno dello stesso Pd. Davide Zoggia, deputato della minoranza, spiega a 'La Repubblica' che la decisione di non votare la legge scaturisce dal fatto che il provvedimento “rischia di far allontanare tanta gente dal Pd, ci farà perdere un sacco di simpatie. E quindi di consensi, e di voti”. Del resto, rileva, “quello della scuola è sempre stato il nostro mondo, per gli insegnanti da sempre la sinistra è stata un punto di riferimento” per cui “cerchiamo di mantenere aperto un canale, un ponte con questa grande area di malcontento. Nell’interesse stesso del Pd, prima ancora che come sinistra interna”.

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