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Sindacatoni ovvero cinquanta sfumature di giallo

Lunedì, 19 Ottobre 2015

“È necessario rispondere con un’ampia mobilitazione unitaria per conquistare il contratto, cambiare la pessima legge sulla scuola peraltro priva di risorse per l’attuazione delle deleghe, investire più risorse in Università, Scuola, Ricerca e AFAM superando il precariato e garantendo a tutti l’accesso all’istruzione.”

Così si può leggere nel comunicato odierno (16.10.2015) della Flc Cgil.

Verrebbe quasi da proporre “allora rivolgetevi a un buon sindacato”. Ma sono loro un sindacato importante e consistente della scuola o dei “lavoratori della conoscenza”. Allora? Perché tanta cautela, titubanza, esitazione? Flc e soci (i sindacatoni) mancano di strategia, sono rinunciatari, parlano e non agiscono, vogliono lasciar correre? Sono come camaleonti colorati con varie sfumature di giallo? È fatto stranoto che la vertenza scuola è aperta da mesi, e che a innescarla è stato il governo con la sua riforma della “buona scuola” e la protervia di procedere in caparbia solitudine, contro le numerose e motivate osservazioni critiche del mondo della scuola (sindacati compresi). Solo adesso Flc invoca la mobilitazione unitaria, ricordandosi in ritardo degli impegni del suo “Ordine del giorno del Comitato direttivo nazionale” di tre mesi fa (20.7.2015).

Da notare, nel comunicato Flc, l’abbinamento fra CCNL e la pessima legge 107. Quasi l’inizio di una dissolvenza incrociata con la 107, destinata a scomparire e scivolare nell’oblio, mentre si consolida (quasi come diversivo) la questione rinnovo del contratto con le difficoltà, condizioni e prospettive che conosciamo.

Ma poi con quale credibilità Flc e gli altri, snobbati sulla 107 da governo e Miur, pensano di potersi riscattare con il contratto? Infine, Flc ignora e non si pronuncia sugli scioperi indetti per il 13 novembre (Cobas) e per il 23 ottobre (Unicobas), né sulla “Lettera aperta a Flc CGIL, Gilda, Cobas, Unicobas da parte del Coordinamento nazionale dei Comitati LIP”. A volte le omissioni sono più importanti e significative delle parole pronunciate o scritte. Una legge di stabilità iniqua e penalizzante per i settori della conoscenza

[Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della FLC CGIL. – 16/10/2015]

La legge di stabilità è iniqua e ancora una volta colpisce i servizi e il lavoro pubblico. Nonostante la sentenza della Corte Costituzionale non si intendono rinnovare i contratti pubblici. I 200 milioni previsti per i rinnovi contrattuali sono una miseria e un’umiliazione per i lavoratori, perfino inferiori allo stanziamento per ridurre le tasse sul salario di produttività nella contrattazione aziendale. Si eliminano le tasse sulla prima casa anche per i ricchi, si concedono tagli di imposte sostanziosi alle imprese ma nulla per cambiare la legge sulle pensioni, per i contratti pubblici, per il diritto allo studio, per il precariato e per gli investimenti nei settori della conoscenza. Si mette in discussione il diritto alla salute ma anche ad una istruzione di qualità. È necessario rispondere con un’ampia mobilitazione unitaria per conquistare il contratto, cambiare la pessima legge sulla scuola peraltro priva di risorse per l’attuazione delle deleghe, investire più risorse in Università, Scuola, Ricerca e AFAM superando il precariato e garantendo a tutti l’accesso all’istruzione. 

"Il Comitato Direttivo Nazionale della FLC CGIL impegna tutto il gruppo dirigente a elaborare un piano di azioni che sia in grado, a partire dall’ultima decade di agosto, di coinvolgere le RSU e il quadro diffuso della nostra organizzazione sulle iniziative di mobilitazione decise in modo ampio, diffuso e capillare a partire dall’inizio dell’anno scolastico. È fondamentale che la Confederazione, a tutti i livelli, sostenga la mobilitazione e valorizzi la funzione sociale della scuola pubblica ricomponendo lotte e vertenze dell’insieme del mondo del lavoro. Per questo, dal movimento della scuola deve partire un appello a tutto il mondo del lavoro per la costruzione di un fronte comune di iniziative." 

di Vincenzo Pascuzzi

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