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Intervista a Francesco Luccisano, tra i redattori della "BuonaScuola"

Lunedì, 13 Ottobre 2014

Abbiamo incontrato Francesco Luccisano, capo della segreteria tecnica del ministro Giannini ed estensore del rapporto sulla Buona Scuola, a Catania durante un incontro organizzato nella mattina del 10 ottobre dai Giovani Imprenditori Confindustria della città etnea.


  • Video
  • Francesco Luccisano, 32 anni, ha curato con Alessandro Fusacchia, capo di gabinetto del Ministro (classe 1974) alla stesura delle linee guida del Governo Renzi sulla “Buona Scuola”.

    Durante il suo intervento ha esposto a grandi linee il documento, soffermandosi soprattutto sulla necessità di “un’alleanza” con i docenti per far fronte alle nuove sfide di alfabetizzazione, come l’introduzione del digitale e del Clil sin dalla scuola primaria.

    A proposito del digitale, ha affermato che l’Italia sarà il primo Paese ad introdurre almeno per una settimana l’anno nella scuola primaria il coding (ovvero la stesura di un programma), anche se le difficoltà da superare non sono poche. Infatti, ad oggi solo il 10% di scuole primarie e il 26% delle scuole medie hanno il wifi.

    Infine ha parlato della necessità di aumentare il numero di studenti che attuano l’alternanza scuola-lavoro: ad oggi lo effettua solo il 9% dei giovani delle scuole superiori, ma quel che è peggio è che solo l’0.75% delle aziende si propongono per evitare complicazioni burocratiche.

    Alla fine del seminario che ha visto la presenza, oltre degli esponenti dei giovani industriali e di una trentina di dirigenti e docenti, del sindaco di Catania, Enzo Bianco, e dell’assessore all’istruzione, Valentina Scialfa, abbiamo posto alcune domande al Capo della segreteria tecnica.

    Francesco Luccisano non ha voluto però essere ripreso per cui riportiamo solo la traccia audio dell’intervista e la sua trascrizione.

     

    Come mai nel rapporto sulla Buona Scuola non si menziona il personale Ata?

    Ovviamente la politica ha il compito di dettare delle priorità. Abbiamo analizzati i problemi del sistema scuola e abbiamo pensato che inizialmente dovessimo occuparsi della grossa falla, quella riguardante la carriera degli insegnanti.

    Come si può fare una riforma della scuola senza pensare al personale amministrativo? Sono quasi 200.000 persone.

    Sicuramente è nel nostro interesse risolverlo e abbiamo proprio lavorato per evitare il pregiudizio che il personale Ata, e in particolare i bidelli, non facciano neanche le pulizie… In pratica, invece, fanno praticamente tutto.

     

    Di quale parte del Rapporto si è occupato?

    Praticamente tutte, è stato un grande lavoro ma ci è stato un grande staff di esperti che ci ha supportato (durante il suo intervento Luccisano aveva dichiarato che aveva passato tutta l’estate a stendere il rapporto e che gli erano saltate le vacanze e l’organizzazione del matrimonio, ndr).

     

    E’ notizia di oggi che sono stati previsti tagli di 500 milioni di euro per l’istruzione? Come pensate di attuare la riforma?

    Io penso che faccia fede il fatto che il Governo investirà in modo massiccio. In passato ci sono stati storie di tagli ed è vero, ma noi stiamo investendo sugli insegnanti, sull’alternanza scuola-lavoro, sui laboratori, sulle competenze. Questo va messo a registro.

     

    Carriera degli insegnanti: ci sarà un nucleo di valutazione. Da quante persone sarà formato? Perché è stato determinato proprio il 66% e perché permettere che i docenti valutino altri colleghi?

    Innanzitutto inserire un meccanismo che permetta agli studenti e alle famiglie di valutare i docenti, i dirigenti e le scuole credo che sia difficilmente criticabile. Gli studi Ocse dicono che i docenti vogliono essere formati e valutati. Non ci saranno gare di bellezza né tra scuole, né tra gli insegnanti. Ogni scuola deve valutare come sta “performando” e quando può migliorare. Noi parliamo di un piano di miglioramento triennale. Dunque, il liceo del centro città non farà la gara con l’istituto professionale della periferia.

    Perché il 66%? Perché non interessava selezionare una quota troppo ristretta, “un’elite” di docenti all’interno della scuola, ma una quota più ampia. La cosa che non viene sottolineata è che la valutazione avverrà ogni tre anni, oggi gli scatti di anzianità che vengono dati a tutti indistintamente sono ogni 9, 7 anni. Questo significa che la valutazione che avviene ogni tre anni e si azzera ogni tre anni, l’accesso possibile è aperta a tutti.

    Questo significa che è aperta a tutti e che non si va a premiare sempre una piccola quota, ma si incoraggia la coesione verso l’alto dell’istituto scolastico.

     

    Un’ultima domanda. In nove mesi, cioè entro settembre 2015, si dovrebbe riuscire a mettere in atto il piano del Governo. E se dalla consultazione dovesse venire un “no” a queste linee guida, che farete? Cancellerete tutto?

    Stiamo furiosamente lavorando sull’attuazione del Rapporto. Dall’a.s. 2015/2016 dovrà essere attivato il Piano e i tempi sono ristretti. Il Governo ha l’obbligo di fare una proposta politica. La consultazione si può fare sul sesso degli angeli o su un documento politico che produce il Governo. La consultazione non è un voto.

    La scuola è un sistema complesso che può essere migliorato solo sentendo gli utenti. La consultazione è realizzata proprio per migliorare la nostra proposta. Stiamo già leggendo tutto quello che arriva.

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