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Perché così poca stima per gli insegnanti?

Venerdì, 31 Ottobre 2014

Su ben oltre mille lettori, la metà dei partecipanti al nostro sondaggio di metà ottobre, relativo alla percezione sul ruolo e la funzione docente nella società italiana, il 55,5% ha risposto di ritenere di essere “Poco” considerato. Cerchiamo di capirne il perché.


A fronte del 55,5% di coloro che si ritengono “Poco” considerati, il 35% dei partecipanti al nostro sondaggio è convinto di non avere “Per niente” stima, mentre  un esiguo 6,4% pensa di esserlo “Abbastanza” e un 3,2% ritiene di essere “Molto” apprezzato.

A questo punto sarebbe utile capire cosa offuschi l’immagine degli insegnanti, ricordando che, fino a qualche decennio addietro, la semplice figura del maestro era fra le eminenze dei piccoli paesi e il punto di riferimento di tante famiglie.

Ricordiamo a tal proposito “Le parrocchie di Regalpetra” di Leonardo Sciascia, maestro di scuola elementare e intellettuale raffinatissimo.

Secondo l’opinione di taluni osservatori, e noi l’abbiamo riportato, l’eccessiva femminilizzazione della scuola italiana, dove si registra un quasi 100% di donne nelle scuole dell’infanzia e nella primaria e un 70% tra secondaria di primo e secondo grado, starebbe contribuendo a rendere più sfocata e meno autorevole la scuola. Si sarebbe persa per strada, in altri termini, non solo l’altra metà del cielo, importante anche a livello educativo per un ordinario confronto di genere, ma anche, per citare Nietzsche, l’apollineo a favore del dionisiaco, la parte razionale per quella più istintiva e materna.

Secondo altri ancora la perdita di prestigio sarebbe dovuta al fatto che la scuola, e quindi i prof, non sarebbero più i soli agenti culturali, soppiantati dalla invasione capillare dei media e dalla tecnologia. Anzi, proprio su questi versanti, i ragazzi sembra ne sappiano molto più dei loro docenti.

Ma non solo, dice una certa destra, forse con specie o forse perché solidarizza con una idea alquanto diffusa, secondo cui si sceglie di fare l’insegnante non già per vocazione e scelta libera, ma perché non ci sarebbero altre possibilità occupazionali (“ufficio di collocamento” lo chiamava l’ex ministra Gelmini), che tutto dipenderebbe dall’eccessivo numero di precari, impreparati e poco formati, e da troppi professori fannulloni e paraculo.

Infine, ma non ultimo né definitivo per capire questa inaspettata perdita di stima, ci sarebbe la sensazione che le famiglie, demandando la loro funzione educativa alla scuola e non raccogliendo i risultati sperati, addosserebbero ogni responsabilità ai docenti, la cui nequizia e la cui neghittosità è causa dei brutti voti, cattivo comportamento, svogliatezza, ricerca di altre voluttà.

Ebbene, a cosa addebitano invece i professori questa deriva, presunta o veritiera, di perdita di considerazione? 

 

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