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Ma la guerra è il male

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Sabato 14 marzo. Mi sveglio e vengo a conoscenza dell’attacco alla Siria da parte di americani, francesi ed inglesi. Prima di pensare: Era giusto o ingiusto, mi sono detto: E’ troppo rischioso! Non si può mettere a repentaglio il mondo intero per un’azione militare temeraria. Ma guardateli. Trump? Tutto è fuorché uno spirito costruttivo. Macron e la Francia? Peccano di protagonismo e spregiudicatezza. La May? Non è “mai” una colomba di pace. Se la guardi in faccia, pensi subito alla nota espressione: “perfida Albione”.

Meglio Gentiloni: “E’ giusto, ma non interveniamo”.
Ero a Firenze, sabato mattina. Ho guardato, d’istinto, Palazzo Vecchio, la cupola di Santa Maria del Fiore, la mole giallina di Santa Croce, emergente sopra i tetti della città … La mente è andata ad altre cupole, torri, edifici, disseminati, come margherite sopra un prato, per tutta la Penisola e mi son chiesto: Perché mai tutto questo dovrebbe essere distrutto per la dissennatezza di un Trump, di un Macron, di una May, di un Putin, di un Assad …

E’ così che scoppiano le guerre, per una prova di forza, per il prestigio e la cupidigia delle potenze. Alle quali, per dirla con Maritain, basterebbe il sacrosanto sentimento d’identità, al posto dell’esaltazione di sé, che è la febbre rispetto alla salute.
Le guerre. Sono l’emergere degli istinti peggiori e degli uomini peggiori. Esplodono dal nulla, per un pretesto … Si chiamino eccidio di Sarajevo o aggressione al porto di Danzica … Questi istinti covano, in ogni momento, nel cuore umano, decaduto, sospettoso, iracondo, orgoglioso … e cercano solo la scusa … Come fanciulli immaturi che vengono alle mani per esubero di energie.

In mezzo alla notizia

E, alla fine, nessuno sa perché le guerre sono iniziate. Mi torna alla mente, nella sua commovente solennità, una pagina di storia: La mattina di domenica 8 maggio 1945, le campane di tutta Europa suonarono lungamente a festa per annunciare che la guerra era finita. La gente uscì per le strade e si abbracciò, piangendo di gioia … Così, la pace dura finché perdura il ricordo delle sofferenze subite e la gioia per le sofferenze finite. Poi … si ricomincia da capo, in un eterna alternanza fra Eros e Thanatos, tra istinto di vita ed istinto di morte, tra volontà costruttiva e volontà distruttiva. Alla maniera di bambini stolti che costruiscono, con passione creativa, castelli di sabbia e poi, con la stessa voluttà, distruggono tutto, quasi a dire: Abbiamo il potere di vita e di morte, siamo come Dio.

Ma, attenzione. Le guerre non spuntano dal nulla. Hanno bisogno di un humus particolare, di un impasto di depressione, demotivazione, frustrazione … Di tante piccole sconfitte personali sul piano dell’autocontrollo, delle relazioni e dell’ottimismo …
Ho osservato, in questi giorni, giovani che correvano in bici, sotto la pioggia, col rischio di essere travolti nel traffico, portando sulla schiena, dentro contenitori, alimenti da consegnare, per quattrocento euro al mese. Mi sono detto: Che sentimento di appartenenza possono avere, che interesse al bene comune? Larve depersonalizzate dallo sfruttamento. E, sempre in questi giorni, ho redarguito due autisti delle linee urbane di Firenze che correvano e frenavano, nel palese disprezzo delle persone trasportate, trasmettendo un senso di sfacelo sociale. Perché, due cose costruiscono la pace: la realizzazione profonda di se stessi ed un sano sentimento di appartenenza.

Luciano Verdone

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