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Scuola digitale: le tecnologie sono importanti, ma le scelte pedagogiche lo sono molto di più

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Di “didattica digitale” e “a distanza” parliamo con Paola Limone, maestra di scuola primaria molto nota in rete per la sua pluriennale attività di animatrice e formatrice

Da quanto tempo lei si occupa di didattica digitale?

Più o meno da 15 anni. Inizialmente sono stata “figura strumentale per le nuove tecnologie” presso il 1° Circolo di Rivoli (TO), responsabile del sito scolastico e via via di tutto ciò che concerneva la didattica e le itc (inizialmente e per diversi anni questo ruolo ha compreso anche lo smontare e il sistemare vecchi rottami di computer…).
Poi c’è stata l’avventura del sito scolastico, il famoso DDRivoli1, quella della prima classe con un computer per ogni studente, l’incontro con gli amici colleghi formatori del gruppo di Zainetto (Roberto Sconocchini, Laura Biancato, Samanta Parise e Loredana Testa), e tante altre interessanti collaborazioni.
Ora sono amministratrice del gruppo “Insegnanti” ( 25000 iscritti), del gruppo Scienze in gioco alla primaria (18000) e del blog Scienze in gioco. Continuo ovviamente a prendermi cura della mia creatura più vecchia ma sempre attuale, il portale “Siete pronti a navigare?”.

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In tutti questi anni le tecnologie sono molto cambiate?
Che cosa, invece, è rimasto come prima?

Come prima? Bella domanda…La Scuola italiana è una realtà maculata come la pelliccia di un ocelot, c’è chi ha infrastrutture e organizzazioni bellissime e chi è stato lasciato indietro…
Come prima sono rimasti i tanti problemi di gestione delle macchine e della rete, i pochi fondi (per chi non ce l’ha fatta a vincere i bandi) o i troppi mal spesi…
Fortunatamente è rimasta come prima anche una cosa: pur sotto la cenere di anni, quando agli insegnanti chiedi di mettersi in gioco per un obiettivo comune e importante sono tantissimi quelli che sanno rispondere con entusiasmo e curiosità, ognuno con il suo bagaglio di dubbi e perplessità sacrosante ma in gioco.
Peccato per gli altri, peccato per i loro studenti.

Il Ministero ribadisce che non basta mettere compiti e schede di lavoro nel web per poter parlare di didattica on line. Cosa ne pensa?

Penso che in questi anni non è certo mancata l’erogazione di formazione su didattica e itc sia da parte ministeriale che di privati; l’avvento della carta docente per la formazione ha garantito (almeno per i docenti a tempo indeterminato) una cifra sufficiente per chi ha voluto sfruttarla per aggiornarsi, e quindi i docenti non dovrebbero più essere impreparati, chi lo è ora si trova sicuramente in difficoltà. Inoltre un conto è frequentare qualche corso sull’uso di singoli software o tool un altro è avere una formazione ad ampio raggio e un “ordine” didattico-pedagogico-filosofico (chi sono? che cosa voglio trasmettere? cosa voglio condividere con i miei studenti? quali sono gli obiettivi che mi prefiggo?)
La domanda “quale software mi serve?” dovrebbe sempre essere formulata in un momento successivo.

Il problema quindi non è solo tecnico, ma pedagogico…

Proprio così. Ci sono ancora troppi docenti italiani che portano avanti una didattica esclusivamente frontale e con dosi massicce di compiti e schede, in molti casi nonostante il tempo pieno e il fatto che da più parti vi siano esempi di quanto questo modo di fare scuola non avvantaggi gli studenti, andando anzi a scapito delle loro passioni e curiosità. Non è solo questione di tecnologia, ma di didattica laboratoriale, di cooperative learning…

Nel concreto lei cosa sta facendo in questi giorni?

In questi giorni, in collegamento stretto con il mio dirigente scolastico Alberto Cervia dell’IC 66 Martiri di Grugliasco, alla collega e amica Annarita Vitale e a tutto lo staff tecnologico abbiamo messo a punto alcune proposte per i docenti e li stiamo supportando con videoconferenze, tutorial e tante tante comunicazioni via mail.
Classroom in Gsuite in versione completa è stato proposto alla secondaria di 1° grado, con email e password differenziate per ogni studente. Alle classi della scuola primaria (in particolare per le quinte) è stato proposto di usare la classe virtuale ma con un indirizzo e una password unica per tutti gli allievi, per non appesantire il lavoro della Segreteria e per non complicare la vita alle famiglie. Altre classi hanno optato per l’uso di Tes blendspace, piattaforma che permette di creare bacheche in cui inserire il materiale (testo, immagini, video, audio) che si vuol far pervenire ai bambini. Alcuni stanno sperimentando Screencast o Matic per le video lezioni, altri padlet…Tutte risorse comunque integrabili anche nella classe digitale.
Qualche docente ha semplicemente inviato tramite mail le indicazioni lavorative ai responsabili dei blog scolastici affinchè le caricassero in un’unica bacheca virtuale.
I nostri blog scolastici in questo momento sono molto utili per pubblicare i suggerimenti di attività da fare a casa e per mantenere un contatto con i bambini.
Insomma c’è un bel fermento, e viverlo fa bene.

Il suo sito sieteprontianavigare è una miniera; ci può dire in poche parole cosa vi si può trovare?

Di tutto un po’ ! E’ più facile andare a ficcarci il naso che descriverlo. Sono il risultato (sempre in aggiornamento) di 13 anni di raccolta e selezione di risorse fruibili dai docenti in classe e dai bambini e le loro famiglie da casa, e in questo particolare momento gli accessi sono passati dai 2mila al giorno ai 50mila. Segno che la mia idea fin dall’inizio era buona: concentrare in un unico spazio un motore di ricerca dedicato all’infanzia e le migliori risorse per la ricerca e per la didattica on line, senza pubblicità, senza “distrazioni” per arrivare velocemente e a colpo sicuro a ciò di cui si ha bisogno. Tutto questo ovviamente è stato possibile perchè ho trovato nella rete tantissimo materiale prodotto da scuole, da docenti e da esperti.