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La “nuova scuola” del prof Profumo

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L’ex ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo lancia un appello: bisogna unirsi per realizzare la «nuova scuola».  Non si tratta di una nuova riforma, anche perché «Il mondo della scuola non è in grado di tollerarne altre».

Creare la scuola del futuro

L’obiettivo- si legge su La Stampa che recensisce il libro di Profumo: “Leadership per l’innovazione nella scuola”– è di aprire e condividere idee e riflessioni su come creare la scuola del futuro.

Quali strumenti e mezzi per il futuro dei giovani

La premessa è suggestiva: «I bambini che hanno iniziato le scuole elementari nel 2017 finiranno le scuole medie nel 2025 e le scuole superiori nel 2030. Ci vorrebbe una sfera di cristallo per sapere quali saranno le conoscenze e le competenze richieste alle cittadine e ai cittadini di domani, perché si tratta di immaginare come sarà la vita del futuro e quali lavori saranno richiesti. Dobbiamo ripartire da qui – tutti insieme dirigenti scolastici, insegnanti, famiglie e decisori politici, istituzioni pubbliche e private – dai sogni e dai bisogni dei ragazzi, per capire con loro quali strumenti e quali mezzi possano accompagnarli verso un futuro che sarà nelle loro mani».

In mezzo alla notizia

I punti su cui intervenire

Una nuova scuola per una società altrettanto nuova, attraverso dei punti cardine: formazione dei dirigenti scolastici, formazione dei docenti e messa a regime delle buone pratiche.

«La scuola – avverte Profumo sull’articolo della Stampa- deve essere prima di tutto formativa e meno informativa. Le informazioni a disposizione di tutti oggi sono molte e facilmente reperibili, ma in forma non organizzata. Gli studenti sono in grado di ricercare in autonomia le informazioni di cui necessitano, ma la scuola attuale deve dare loro delle abilità aggiuntive: da quelle logico-deduttive a quelle di analisi critica e di sintesi».

Cultura digitale

Inoltre, «non ha senso partire dagli strumenti tecnologici di oggi, ma occorre costruire una nuova cultura, quella digitale, senza dimenticare che il progetto sarà tanto migliore quanto più  saremo capaci di disarticolarlo dal tema tecnologico».