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Prof religione e Cgil: è scontro sulle nuove indicazioni nazionali Cei

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Torna ad inasprirsi la polemica tra gli insegnanti di religione cattolica e la Flc-Cgil. Stavolta la diatriba è nata a seguito della pubblicazione di un articolo realizzato nei giorni scorsi dall’organizzazione guidata da Panini, con il quale la Flc-Cgil ha condannato duramente alcune proposte della Conferenza episcopale italiana sulla modifica delle indicazioni per il curricolo per il primo ciclo di istruzione e l’introduzione di nuovi “Obiettivi di apprendimento (Oa)” e di “Traguardi per lo sviluppo delle competenze (Tsc)” relativi all’insegnamento della religione cattolica.
Per il sindacato il documento delle Cei sarebbe animato dalla volontà di limitare la laicità della scuola: proporrebbe “cambiamenti e nuovi contenuti per l’Irc” chiedendo “pesanti modifiche alle indicazioni nazionali fortemente limitative della laicità della scuola“. Secondo i lavoratori dells conoscenza della Cgil la Cei avrebbe anche rilevato”fatti che sono netta in contrapposizione con il carattere laico della scuola pubblica” e proposto “di integrare la religione cattolica fra le aree disciplinari collocandola in quella linguistico-artistico-espressiva, come naturale esplicitazione di una dimensione implicita di quell’area“.
La Flc-Cgil ricorda anche che, malgrado le resistenze ideologiche espresse, con la Cmn. 45 del 22 aprile 2008 il Ministro Fioroni ha accolto il documento della Conferenza episcopale avviando“la prima attuazione dei relativi contenuti al fine di consentire anche alla religione cattolica di inserirsi adeguatamente nei Piani dell’offerta formativa che le scuole stanno attualmente redigendo per il prossimo anno scolastico”.
Pronta la replica degli insegnanti di religione: “La proposta della Cei non pretende in alcun modo, più o meno surrettiziamente, di egemonizzare la scuola dello Stato, ma di allargare la proposta della scuola ad un ventaglio di posizioni che la rendano migliore servizio alla cultura e all’educazione“, ha spiegato Nicola Incampo, membro del gruppo di lavoro per le questioni giuridico-amministrative del Servizio Irc della Cei.
Incampo, che è anche curatore del sito CulturaCattolica.it, ribatte punto su punto a questa posizione sostenendo “che in una scuola di tutti, per chi si avvale dell’Irc, tale scelta non comporta che la materia sia una benevola concessione alle pretese della chiesa cattolica, ma significa un orientamento culturale unitario e significativo, un valore per tutti“. Per il rappresentante Cei quella della Cgil è una posizione legata a forme d’insegnamento rigide, burocratiche e con eccessivi riferimenti alla laicità: “Basta con ideologie – sostiene Incampo – che, di fronte alla vita nella sua varietà spesso imprevedibile, si trincerano dietro burocratismi che mascherano una volontà di potere (e un fastidio per il diverso). E quante volte la parola ‘laicità’ ricorre nel testo critico della Cgil: sembra che basti citare questa parolina magica per espungere dalla scuola finalmente ogni residuo di intolleranza, di oscurantismo, di mancanza di rispetto per la libertà di cui la chiesa cattolica e il vaticano si sono resi colpevoli“.
L’esperto di religione cattolica non chiude però la porta al confronto: “non abbiamo paura del dibattito, del confronto, della presenza delle varie e diverse identità. Siamo certi – conclude Incampo – che ne nascerà un bene per tutti“.
Ancora più severo il giudizio di Orazio Ruscica, segretario nazionale dello Snadir (il sindacato nazionale autonomo degli insegnanti di religione), secondo cui quella della Flc-Cgil è la posizione di chi vuole “affermare a tutti i costi certi vetusti principi legati ad atteggiamenti anticlericali di anacronistica chiusura mentale” visto che “continua imperterrita a sfornare ad ogni primavera comunicati che sembrano stampati con il ciclostile: tutti uguali“. La Cei, quindi, non avrebbe proposto nessuna ingerenza “perché l’Italia – continua Ruscica – ha un patrimonio storico e culturale risalente alla tradizione cattolica (peraltro sancito dal Concordato), e il coltivarlo non vuol dire mettere in discussione i diritti delle altre confessioni religiose né attentare alla laicità dello Stato“.
Certamente – continua il segretario Snadir – la laicità ha il suo fondamento nella Costituzione, ma i valori presenti in essa non sono certo nati dal nulla; essi affondano le loro radici nel contesto culturale e, dunque, anche religioso, del popolo italiano“. Per Ruscica le proposte della Cei non intendono attirare maggiori adesioni verso la materia scolastica, sempre meno scelta dagli studenti, soprattutto al Nord: “in nessun modo riguardano coloro che sceglieranno di fare a meno di tale insegnamento, né rappresentano per loro una fonte di discriminazione perché non determinano una modifica dei contenuti degli insegnamenti previsti per tutti”.