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A proposito di Dad e smartworking

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Buongiorno,
vorrei spendere qualche parola per la categoria insegnante, ormai eterno capro espiatorio nell’emergenza Covid, per i disagi dei giovani.
Da oltre un anno, noi docenti siamo impegnati nell’insegnamento, dai venti ai sessantasette anni, in costante aggiornamento per l’uso delle nuove tecnologie, con continui cambiamenti di metodologie didattiche, con 140 circolari informative in 5 mesi e decine di variazioni di orario settimanale  (25 timetables da inizio anno, anche all’interno della stessa settimana… ), con successivi adeguamenti degli obiettivi e della programmazione, nonché cambio di stile e ritmi di vita individuali, nello sforzo faticoso di contenere e supportare le fragilità e i disagi dei nostri alunni, che si debbono ogni giorno confrontare con l’inadeguatezza dei mezzi e degli spazi a disposizione, assediati dal pericolo di contagio COVID 19, e varianti, reclusi in casa dietro ad uno schermo o ammucchiati in classe dietro ad una mascherina.


Sui social, in questi giorni, da più parti, ci viene ricordato che dovremo lavorare anche d’estate, nelle aule, al caldo e al chiuso, per recuperare il lavoro non svolto (????), dai ragazzi.
Allora SE LA DAD NON E’ SCUOLA, ANCHE LO SMARTWORKING NON E’ LAVORO! Se noi ritorneremo al chiuso con il caldo estivo, così dovrà essere anche per le altre categorie lavorative che hanno operato in smartworking (bancari, medici di base, impiegati pubblici, commercianti, lavoratori dello spettacolo e dell’informazione, etc).

Icotea


Tutti ormai parlano di scuola (all’insegna del “ fate come dico, non fate come faccio”), ministri,  genitori, medici, sindacalisti, giornalisti, influencers, opinion makers , bloggers, etc,  tranne gli insegnanti.
Tutti si riempiono la bocca affermando che la DAD non è educazione, allora, perché la impongono ai docenti?
DATE LA PAROLA E LA SALUTE AI DOCENTI!
C’è un 50% del corpo docenti, gli over 55,  che sono stanchi (proprio come ha affermato di sentirsi il sessantanovenne neo – ministro dell’Istruzione prof Patrizio Bianchi), sfiniti ed impauriti. Non sono scansafatiche, come ama l’opinione pubblica definirli, han lavorato come minimo per più di 30 anni, con dedizione e stacanovismo, ora si trovano ad essere i più fragili e i più esposti alle conseguenze di questa pandemia, tra la reclusione in casa davanti ad uno schermo, in full time, o imbavagliati in aula davanti ad una classe.

Vogliamo tener conto per una volta del loro forte disagio?… Disagio di trasporti , di docenza, di relazione … Provate a sentire la voce di costoro, emergerà tutta la loro ansia, la loro frustrazione e il loro sconforto. Genitori infelici educano figli infelici, e così è per i docenti con i loro allievi. Chiedo al nuovo Governo che trovi quella giusta flessibilità per consentire, soprattutto ai docenti over, una maggiore “tutela”, vaccini più immediati, orari più elastici, con il supporto dei docenti più giovani, meno fragili e desiderosi di trovare un’occupazione  (ad es. impiegando i docenti over in DAD e i più giovani in presenza).

E’ necessario investire, non tanto sui banchi a rotelle, ma sul capitale umano, con azioni coraggiose, rivoluzionarie e costose, che avranno, una ricaduta comunque positiva, anche economicamente, sul futuro delle nuove generazioni.


Ileana Colombo