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Analfabetismo di ritorno: i bassi livelli di istruzione generano costi

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L’analfabetismo di ritorno è quel fenomeno attraverso il quale un individuo che abbia assimilato nel normale percorso scolastico di alfabetizzazione le conoscenze necessarie alla scrittura e alla lettura, perde nel tempo quelle stesse competenze a causa del mancato esercizio di quanto imparato.

Un analfabeta di ritorno, dunque, dimentica via via quanto assimilato perdendo di conseguenza la capacità di utilizzare il linguaggio scritto o parlato per formulare e comprendere messaggi e, in senso più ampio, di comunicare con il prossimo e con il mondo circostante.

Per definizione l’analfabetismo di ritorno differisce dall’analfabetismo, che è invece determinato dal non avere mai assimilato alcuna competenza di scrittura e di lettura. Il 98,6% degli italiani è alfabetizzato, ma sfiora il 30% la quota di cittadini tra i 25 e i 65 anni con limitazioni nella comprensione, lettura e calcolo. Questo è quanto emerge da un’indagine denominata ‘Istruzione e futuro: un gap da colmare’ realizzata per la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli dall’Istituto Carlo Cattaneo. Secondo questo studio, i bassi livelli di istruzione generano ingenti costi di seguito elencati:

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  • Costi a livello individuale: esclusione sociale, insicurezza, mancanza di autonomia, precarietà.
  • Costi sociali: scarsa partecipazione al processo democratico, criminalità, maggior spesa per la salute.
  • Costi economici: livello di sviluppo limitato, bassa propensione all’innovazione, scarsa produttività.

Secondo i ricercatori, il ritardo italiano nello sviluppo di capitale umano risulta essere “sia causa che effetto di un sistema economico il cui premio per la competenza è nettamente minore che in altri Paesi”, tanto da disincentivare gli investimenti nello studio. Secondo l’Istat: circa il 20% degli italiani lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un giornale, ha vissuto prevalentemente con la televisione come unico strumento informativo e formativo.

Tra il 2010 e il 2018 centinaia di librerie italiane si sono arrese alla chiusura.  L’Associazione italiana editori ha reso noto che ben 13 milioni di italiani vivono in comuni nei quali non esiste più neppure una libreria, colossi come Amazon, parevano detenere il monopolio del mercato librario, grazie ad un drastico abbassamento dei prezzi, ed a rapide procedure di consegna.