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Appello sì, ma… digitale

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Cresce sulla stampa locale di tutta l’Italia il numero di segnalazioni di scuole che utilizzano strumenti tecnologici per informare le famiglie su assenze, presenze, voti, riunioni e quant’altro. Questo sembra proprio essere l’anno del registro elettronico, vista la diffusione a macchia d’olio dell’opportunità, dopo le numerose sperimentazioni avviate negli anni precedenti. Dal Nord al Sud, piccole realtà locali, metropoli, scuole di città, scuole di montagna, istituti elementari, comprensivi, superiori: tutti pazzi per le nuove tecnologie?

In realtà, in molte scuole, già da qualche anno si sperimenta tale opportunità. La vera novità è nell’apertura del servizio all’esterno, tramite la rete. Assenze e, in qualche caso voti, che non possono sfuggire al genitore “tecnologico” che ha tempo e voglia di seguire on line l’andamento del figliolo… o forse proprio perché non ha tempo, si connette al sito della scuola, digita username e password  e con animo alterno va incontro a scoperte o conferme. Si tratta di software che vengono installati sul server della scuola, in modo da permettere l’accesso alla rete internet in uscita e la condivisione dei dati all’interno dell’istituto. La struttura di rete offre la possibilità di fornire vari servizi a diversi utenti. La registrazione di presenze e voti – effettuata dai docenti o dal personale amministrativo – va a creare un database cui accede internamente dai Pc presenti in aula dei professori o in segreteria per stampare pagelle, certificati, e documenti amministrativi. La privacy è assicurata dalla presenza di chiavi personalizzate e da sistemi di protezione documentale che criptano ai non autorizzati le informazioni sui singoli. Gli stessi dati, tramite il sito della scuola, possono essere messi a disposizione delle famiglie che lo desiderano, attraverso un riconoscimento on line , quindi da casa o dall’ufficio tramite una connessione internet e un computer.
Le esperienze più avanzate automatizzano ulteriormente le procedure. Così, da un lato, vi sono studenti che sono dotati di un badge, un tesserino elettronico, che va “timbrato” all’ingresso, rendendo disponibili i dati sulla presenza in classe in tempo reale. Dall’altro, ai genitori che lo richiedono, in automatico giunge sul proprio telefono cellulare un breve messaggio di testo, un sms che avvisa dell’assenza del ragazzo. E’ evidente che un sistema del genere permette agevolmente di informare i parenti di riunioni, appuntamenti, convocazioni straordinarie, ma anche di richiedere certificati comodamente e da casa, con la forza di un clic. E’ evidente che l’accesso esterno alle informazioni è vincolato, per gli studenti minorenni, alle necessarie autorizzazioni, per via delle norme sulla privacy. E’ evidente che i dati on line non sostituiscono da un punto di vista formale la certificazione cartacea. Né i ricevimenti con i professori!

Fin qui la tecnologia…L’innovazione è un’occasione in più per riflettere. Così va ricordato che il Pc – e la rete come sua diramazione – non può sostituire l’uomo nelle attività che gli sono proprie. Una scuola che schedasse dati senza interrogare il disagio, perderebbe la sua forza di condivisione del sapere, quello autentico, quello che “sa d’uomo”. Una famiglia che si preoccupasse solo del controllo senza ascoltare, senza tutta quella gamma di attenzioni che le appartengono, perderebbe punti al tavolo dell’autorevolezza. Entrambe, poi, renderebbero un pessimo servizio all’innovazione e al suo compito: renderci la vita più facile e annullare le distanze. La rete non aiuta a ricomporre quelle identità personali e familiari talvolta frantumate a mò di “puzzle”, come fa notare un attento sociologo del presente, Zygmunt Bauman. Per quello c’è, da sempre, la nostra umanità.

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