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Apprendistato: crollano i contratti ai minori e la formazione esterna

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Si assottiglia sempre più il numero di minori con contratto di apprendistato. Ed anche quando l’accordo viene sottoscritto la maggior parte dei datori continua a non attuare la formazione in ambienti esterni prevista per legge: sono dati deludenti quelli che emergono dal X Rapporto di monitoraggio Isfol sull’apprendistato in Italia.
In base a quanto riferisce l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, nel 2007 a fronte di circa 40.000 apprendisti complessivi con meno di 18 anni solo a 6.500 è stata data la possibilità di formarsi al di fuori dell’azienda con cui hanno sottoscritto il contratto. Era andata meglio, ma non troppo l’anno prima con 8.800.
“Ad oggi – commenta l’Isfol – per la maggior parte dei minori l’apprendistato è ancora e solo un contratto di lavoro, per il quale è molto limitata la possibilità di assolvere all’obbligo di formazione esterna. La formazione esterna raggiunge una quota modesta di adolescenti che espletano il diritto-dovere di istruzione e formazione in apprendistato (circa 20%), e talora le attività organizzate coprono solo una parte del percorso obbligatorio di 240 ore”.
E se gli apprendisti non vengono formati adeguatamente, va ancora peggio a chi rimane fuori: che poi è la maggior parte. “Un bacino di utenza aggiuntivo a quello dei circa 40 mila adolescenti attualmente occupati con un contratto di apprendistato, ovvero – spiegano i ricercatori dell’Isfol – quei 110 mila ragazzi 14-17enni che in base ai monitoraggi svolti dall’Isfol risultano fuori sia dai percorsi scolastici che da quelli della formazione professionale. Per almeno una parte di questi adolescenti si potrebbe efficacemente garantire l’espletamento del diritto-dovere attraverso tale forma di apprendistato”.
Il rischio, rilevato anche dall’Isfol, è che la mancata regolamentazione di una forma di apprendistato specifica per un’utenza di minori rischia di generare “un’ulteriore spinta verso una contrazione nel numero di minori assunti come apprendisti, che rappresentano ormai solo il 6,5% degli apprendisti occupati, a vantaggio del reclutamento di questi giovani con altre forme contrattuali meno tutelanti, soprattutto dal punto di vista formativo”.
Se però si guarda a tutto l’apprendistato, non solo quello dei minori, le cose vanno un po’ meglio. Dal rapporto risulta, infatti, che nel gli interventi formativi per gli apprendisti organizzati dalle Regioni italiane hanno permesso di coinvolgere 96.144 unità. Nel 2007 il volume complessivo dell’offerta formativa è salito di circa un terzo: hanno firmato un contratto come apprendista in 124.262.
Se si guarda indietro di dieci anni l’incremento del numero di contratti di questo tipo diventa ancora più evidente: anche se con forti differenti percentuali, in base alle diverse aree territoriali, rispetto al 1999 l’Isfol ha infatti rilevato un aumento degli apprendisti pari all’87%.
Per la prima volta nel 2007 il numero degli occupati con contratto di apprendistato in Italia ha superato la quota delle 600 mila unità, raggiungendo la media annuale di 638.807 unità, facendo segnare una crescita dell’8,4% rispetto al 2006.
Un risultato che avrebbe potuto essere ancora più importante se le Regioni Meridionali vi avessero investito maggiormente: “Nel Nord-Est – si legge nel rapporto Isfol – la quota di formati è pari al 28,9% nel 2006 e sale al 34,9% nel 2007. Di contro nel Mezzogiorno la stessa quota è pari al 10,3% per il 2006 e scende al 5,1% nell’ultimo anno, al netto delle Regioni i cui dati sono indisponibili”. Se si guarda al 1999, comunque, va anche detto che è comunque il Sud, assieme al Centro, ad aver fatto registrare l’incremento maggiore di contratti da apprendisti: “la crescita registrata nel decennio – spiega il rapporto – varia nelle diverse macro-aree ed è compresa in un range che va dal 64% dell’area Settentrionale, al 110% per il Mezzogiorno, fino al 143% del Centro”.
L’Isfol ha anche registrato il cambiamento progressivo delle caratteristiche degli apprendisti. Nel dettaglio, sembra più rapido il processo di estensione del target di popolazione adulta. Come, del resto, risulta evidente l’ampliamento di apprendisti con un più elevato titolo di studio: al punto che negli ultimi anche una fetta di laureati (il 4,7% nel 2007) ha cominciato a ritagliarsi il suo spazio . “La maggior parte di apprendisti resta legata – ricorda comunque l’Isfol – ad un target con al più la licenza media (54,6%)”.
Anche se oltre il 40% dei prescelti per questo tipo di esperienza ha tra i 18 e i 21 anni, negli ultimi anni l’età media è cresciuta sensibilmente. Basta dire che quasi un quarto degli apprendisti ha oggi almeno 25 anni: si tratta, per esattezza, del 22,4% di “adulti” contro il 10,2% del 2002. Ed anche la tipologia di aziende che sottoscrivono contratti di apprendistato è cambiata progressivamente: al punto che l’artigianato, sebbene occupi un terzo degli apprendisti, ha perso il suo storico primato.
Dal 2005 è il terziario il comparto dove si registrano più apprendisti e dove questa tipologia di assunzione-formazione continua a crescere con il ritmo più serrato: tanto che nel 2008 raggiunge la quota del 43,4% sul totale degli occupati in apprendistato.
“Questa crescita – sottolineano i ricercatori Isfol – ha un impatto anche nella disaggregazione per settori: nel 2008 il commercio sopravanza l’edilizia, mentre il metalmeccanico rimane il terzo settore per numero di apprendisti occupati”.

Il quadro sembra comunque aperto a continui cambiamenti: “I dati quasi definitivi per il 2008 confermano il trend di crescita (644.592 unità) e allo stesso tempo lasciano prefigurare un rallentamento nella diffusione dello strumento (+0,9% rispetto all’anno precedente) che sembra fare da apripista – conclude l’Isfol – alla crisi economica”. Che non risparmierà quindi nemmeno gli apprendisti al lavoro.