Home Personale Aumento di stipendio, 100 euro lordi e tutti contenti?

Aumento di stipendio, 100 euro lordi e tutti contenti? [IL PUNTO]

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Sugli aumenti di stipendio dei 3,3 milioni di dipendenti pubblici, un terzo dei quali della scuola, non dobbiamo aspettarci grandi cifre. Ne sono consapevoli anche i sindacati della funzione pubblica, che in una nota del 19 novembre hanno sottolineano che non sarà di certo possibile giungere a recuperare i quasi 10 punti percentuali persi negli ultimi dieci anni duranti i quali si è avuto un solo rinnovo di contratto (nel 2018).

I sindacati: impossibile recuperare dieci anni

“Nessuno ha mai parlato di recuperare dieci anni di blocco della contrattazione, che sarebbero oltre 9 punti percentuali di incremento salariale”, hanno fatto sapere i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco, replicando così alle affermazioni della ministra della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone.

Le critiche della ministra

La titolare della Funzione pubblica aveva infatti detto a Tgcom24 che “il Governo ha stanziato per il rinnovo dei contratti pubblici 3,8 miliardi, non risorse limitate” (comprendendo però nello stanziamento le ultime due leggi di stabilità)”.

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“La scelta dei sindacati di proclamare comunque uno sciopero è stata ‘esorbitante’”, aveva aggiunto Dadone riferendosi alla difficile “situazione del Paese” per via del Covid-19.

“La scelta dei sindacati mi lascia attonita non è che si possano recuperare 10 anni di blocco contrattuale in un anno complesso e delicato come questo, con una crisi pandemica”, ha concluso la ministra citando anche i titoli dei giornali “duri” sullo sciopero del pubblico impiego a sostegno del rinnovo del contratto perchè “finiscono indirettamente per creare un clima negativo sul pubblico impiego”.

Coprire l’elemento perequativo

La replica dei sindacati Confederali della PA non ha tardato ad arrivare: “Quello che stanno chiedendo le lavoratrici e i lavoratori della sanità, della scuola, degli enti locali e dello Stato, nonché delle forze dell’ordine, è di vedersi riconosciuti aumenti salariali in linea con la condizione economica delle famiglie”.

Secondo Cgil, Cisl e Uil l’importante è “non vedersi sottratte dalla busta paga somme già erogate in questo momento, a partire dall’elemento perequativo” (un problema che nella scuola è molto sentito essendo il comparto con stipendi più bassi) “e su questo il ministro non ci ha mai risposto

La scuola illusa dal 2019

L’impressione, quindi, è che ai sindacati potrebbe bastare uno sforzo economico maggiore da parte del Governo, ma nemmeno poi così importante.

Una somma significativa da raggiungere potrebbe essere quella dei 100 euro lordi medi: si tratterebbe di portare a casa l’aumento famoso a tre cifre, che alla vigilia delle elezioni europee dl 2019 il premier Giuseppe Conte sembrava avere concesso al solo comparto della scuola, assieme a corpose assunzioni in ruolo dei precari, salvo poi far cadere il progetto per il cambio di Governo, con tanto di dimissioni (senza precedenti) del ministro Lorenzo Fioramonti proprio per mancanza di fondi da destinare all’incremento delle buste paga di docenti e Ata.

Una circostanza più volte ricordata dagli stessi sindacati, che assieme all’ex titolare del Miur “grillino” (poi passato al gruppo Misto) ha palesemente rimpianto anche il ministro leghista Marco Bussetti.

Il Covid ha complicato tutto

Poi, però, è arrivato il Covid. E strappare risorse al Governo – in una situazione di emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo – è diventato ancora più complicato. Ecco perché l’impressione è che i sindacati non vogliano forzare la mano.

Certamente, non si accontenteranno dei 400 milioni di euro previsti dalla prima bozza di legge di bilancio approvata dal Consiglio dei ministri. Ma l’annunciato sciopero del 9 dicembre potrebbe venire meno se solo arrivassero un po’ di risorse aggiuntive: forse anche solo 200-300 milioni potrebbero bastare per superare gli 85 euro di incremento dell’ultimo rinnovo di due anni fa.

Landini: non vogliamo per forza lo sciopero

A farlo intendere è stato lo stesso segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: parlando a Rainews24, l’ex leader della Fiom ha detto che “se il governo aumenta un po’ le risorse stanziate per favorire le assunzioni ed il rinnovo dei contratti, noi non abbiamo alcuna intenzione di arrivare necessariamente allo sciopero. Ci auguriamo che si possano trovare”.

“Pandemia o non pandemia è giusto che chi lavora abbia dei trattamenti dignitosi. Aumentare i salari ha anche un effetto economico”, ha sottolineato Landini.

Ci sono pure questioni di metodo

Sul “piatto” il sindacato mettono anche il metodo adottato dall’esecutivo: “noi abbiamo chiesto di essere coinvolti prima di prendere decisioni e di essere convocati su come utilizzare le risorse europee del Recovery fund. Il governo si è impegnato a convocarci”.

Poi c’è la questione del merito: Landini ha detto che è stato “valutato positivamente” il blocco dei licenziamenti, ma ha sostenuto che la manovra “vada migliorata” a partire dall’azione sul piano fiscale, “per la riduzione delle tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati” e vengano “aumentate le risorse per le politiche attive e gli ammmortizzatori sociali, tra cui l’allungamento della Naspi, e per i rinnovi dei contratti sia pubblici che privati, con la defiscalizzazione degli aumenti. Risorse per la riqualificazione del personale e per fare le assunzioni nei settori pubblici, la sanità, la scuola, le forze di polizia”.

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