Home Alunni Autolesionismo o tentati suicidi negli adolescenti aumentati del 30%

Autolesionismo o tentati suicidi negli adolescenti aumentati del 30%

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Molti minorenni sono sopraffatti dalla pandemia: lo dice il direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù: “La paura di ammalarsi, l’isolamento, il confinamento in casa spesso senza i genitori, il brusco distacco da quello che era il proprio mondo hanno fatto da elemento detonatore ad ansia, stress e depressione, sfociando in un vero e proprio disturbo conclamato”.

Età media di 13 anni e di livello socio-culturale variegato, nell’80-85% dei casi si è riscontrato un importante uso di sostanze cannabinoidi, mentre sono più le ragazze a soffrire di questi disturbi.

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 “I pazienti arrivano da noi dopo aver tentato il suicidio o a seguito di atti di autolesionismo. Si provocano dei tagli alle braccia, alle gambe, all’inguine. Alcuni salgono sul cornicione e provano a farla finita, altri lavorano al progetto di togliersi la vita raccogliendo farmaci e pasticche presenti in casa”, racconta il direttore dell’Unità operativa, che aggiunge: “Tutti lamentano un profondo senso di vuoto e una debolezza nei confronti della vita”.

Rispetto al periodo pre-pandemico i soli casi più gravi  presi in carico dall’ospedale pediatrico sono aumentati di oltre il 30%, come pure quelli ricoverati in pediatria per disturbi alimentari.

L’autolesionismo è il motivo di ricovero principale nel 58,6% dei casi rispetto al 43,2% dei periodi precedenti, mentre il tentativo di suicidio è al 40,4% contro il 29,6% di oltre due anni fa. Numeri simili, seppur inferiori sono stati pubblicati con preoccupazione anche dall’ospedale pediatrico Meyer di Firenze che segnala un +17% di richieste di aiuto per disturbi mentali. 

Secondo l’Unicef, a livello globale, almeno 1 bambino su 7 è stato direttamente colpito dai lockdown, mentre più di 1,6 miliardi di bambini hanno perso parte della loro istruzione. Dunque, sottolineano gli studiosi “Servono equipe di esperti stabili nelle scuole che offrano sostegno ma anche formazione a ragazzi, insegnanti e genitori”, anche se in prima istanza  c’è la famiglia “che deve essere presente e accorgersi dei cambiamenti di un figlio.