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Bambini, a sei anni più cooperativi: la scuola ne tenga conto

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I bambini intorno ai tre anni tendono ad avere un atteggiamento più egoista nelle relazioni di tipo economico con i propri coetanei o con gli adulti, mentre tra i sei e gli otto anni tende a prevalere un atteggiamento più cooperativo ed egualitario. La teoria – confermata da una recente ricerca dell’Università Cattolica e dell’University of Arizona, pubblicata sul numero in uscita della International Review of Economics (Springer) – potrebbe avere effetti importanti nelle strategie formative e didattiche della scuola d’infanzia e primaria.
Lo studio, diretto dal professor Pier Luigi Porta del dipartimento di Economia Politica dell’Università di Milano-Bicocca, è stato condotto su un campione di 177 bambini e bambine del Nord Italia tra i cinque e i dieci anni, ai quali sono state fatte compiere delle scelte in un contesto di relazione negoziale con altri bambini e adulti. Il primo test è consistito nella verifica della disponibilità a dividere in modo equo con un partner il premio di una gara. Ogni bambino ha giocato 10 partite avendo come partner, alternativamente, un altro bambino della stessa età o una roulette, entrambi raffigurati su una scheda. I bambini avevano a disposizione 10 gettoni convertiti in caramelle o adesivi e sono stati informati che il partner avrebbe proposto come dividere i dieci gettoni. Al bambino è stato chiesto di esprimere la propria accettazione o rifiuto dell’offerta sullo stesso foglio raffigurante il proponente e l’offerta. Le proposte di divisione dei gettoni partivano da un’offerta equa e procedevano verso proposte sempre più ingiuste (5-5, 6-4, 7-3, 8-2, 9-1).
Nel secondo test ai bambini è stata raccontata una storia (con il supporto di raffigurazioni) nella quale due ipotetici personaggi (Maria e Gianni) stanno giocando in una stanza. Gianni nasconde, non visto da Maria, il giocattolo e ai bambini è stato chiesto di completare la storia indicando dove Maria avrebbe dovuto cercare il giocattolo.
I risultati dei test confermano la teoria già sostenuta dagli economisti comportamentali i quali ritengono che la capacità di attuare comportamenti egualitari non è innata ma evolve con l’età.
“Tra gli economisti – spiega Luigino Bruni, professore associato di Economia e Filosofia nel dipartimento di Economia Politica dell’Università di Milano-Bicocca – l’interesse per i comportamenti dei bambini è diventato oggetto di studio per tre motivi. In primo luogo perché la conoscenza dei comportamenti in generale è sempre più importante nello studio e nella sperimentazione dei modelli economici. In secondo luogo perché bambini e adolescenti sono diventati decisori economici e influenzano le scelte delle proprie famiglie. Una terza ragione si riferisce al fatto che la comprensione dello sviluppo e dell’evoluzione dei comportamenti pro-sociali nei bambini può aiutare nella definizione delle politiche e degli interventi in materia di istruzione, che possono contribuire a prevenire i conflitti generati da atteggiamenti eccessivamente opportunistici”.