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Boom di iscritti al liceo, la riforma non cambia la tendenza

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Gli studenti italiani sono sempre più attratti dal liceo. E la riforma delle superiore sembrerebbe aver confermato questa tendenza in atto ormai da quasi un decennio. Anche se non si tratta di dati ufficiali, perché legati alle pre-iscrizioni, quindi suscettibili di ripensamenti sino all’inizio del prossimo anno scolastico, le indicazioni appaiono già indicative: in base alle risultanze comunicate dagli istituti di scuola media inferiore a viale Trastevere, risulta infatti che i nuovi sei licei hanno riscosso complessivamente il 3,5% in più di preferenze rispetto allo scorso anno. Con particolare apprezzamento per i l’indirizzo di scienze applicate allo scientifico, per il quali, come noto, gli studenti non dovranno studiare il latino. Boom di iscrizioni, con centinaia di rifiuti per eccesso di domande, anche per le 44 sezioni ad indirizzo musicale e coreutico avviate dal Miur.
Appare deludere, invece, nuovo orario settimanale ridotto previsto negli istituti tecnici: hanno perso, rispetto allo scorso anno, l’1,4% smorzando l’entusiasmo di Confindustria che tanto contava molto sul rilancio di corsi che indirizzano verso professioni già definite. Pr i tecnici il decremento è ormai una costante: negli ultimi 15 anni hanno perso, infatti, oltre il 7% di iscrizioni. Nell’a.s. 1995 raccoglievano, da soli, il 40% dei ragazzi licenziati dalle medie; oggi meno del 32%.
Ancore peggio i professionali (-2,2%), per i quali il ministero ha previsto un maggiore collegamento con il mondo del lavoro. Per entrambi, tecnici e professionali, potrebbe aver pesato negativamente la riduzione delle materie di indirizzo, professionalizzanti e di laboratorio. Oppure, come sostiene il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Giorgio Rembado, il luogo comune secondo cui “l’istruzione tecnica è vista ancora come un percorso di serie B, mentre i licei godono di ottima fama. Tra l’altro – ha sottolineato il rappresentante dell’Anp – si tratta di una tradizione in controtendenza rispetto all’Europa, soprattutto centro-settentrionale, che fa acuire il gap tecnico-professionale”.