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Bullismo e cyberbullismo, linea dura per insegnanti e genitori

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Le ultime sentenze relative ad episodi di bullismo hanno inasprito le pene nei confronti di chi favorisce comportamenti violenti. A rischiare è soprattutto chi sta intorno all’alunno che si rende protagonista di condotte di un certo tipo. Ad esempio la mancata sorveglianza durante le lezioni o le pause o il mancato controllo dei dispositivi digitali da parte dei genitori.

Questi ultimi, secondo la Cassazione, devono dare il buon esempio e tra i doveri educativi da impartire ai figli c’è quello di dominare gli istinti, fronteggiare le altrui offese e rispettare gli altri. Non solo vigilanza, ma assicurarsi che il figlio non svolga attività illecite, frequenti compagnie che abbiano un’influenza negativa e che abbia assimilato i valori trasmessi.

Una sentenza del Tribunale di Parma dell’agosto 2020 affronta poi il tema del cyberbullismo. I genitori hanno l’onere di controllare smartphone e tablet dei propri figli in età preadolescenziale esercitando strumenti di parental control per evitare che possano diffondere contenuti non adatti alla loro età.

Per quanto riguarda gli insegnanti, bisognerà dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare le condotte lesive con strumenti educativi, laboratori e corsi. Il Tribunale di Reggio Calabria poi, in una sentenza del novembre 2020 quantifica il danno anche nel dolore dell’animo che deriva dalla continua esposizione a offese e minacce, con conseguenti sintomi come alterazione delle abitudini di vita, sensi di colpa, vergogna e isolamento della vittima.

Una recente sentenza (giugno 2021) del Tribunale di Roma sottolinea l’onere per gli insegnanti di vigilare anche nei corridoi e di controllare non ci siano episodi di isolamento, minacce o violenze private (ad esempio i “giochi pericolosi” che gli alunni fanno durante la ricreazione).