Home Politica scolastica Buona Scuola, in Sicilia ben 118 dibattiti organizzati. I numeri

Buona Scuola, in Sicilia ben 118 dibattiti organizzati. I numeri

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A dispetto di chi vuole che il sonno sia solito dominare le menti dei meridionali, scopriamo, fors’anche con un pizzico di meraviglia, che il primato spetta attualmente alla Sicilia con 118 dibattiti, seguita da un’altra regione meridionale, la Puglia con 109. Seguono poi con un certo distacco l’Emilia Romagna (77), l’Abruzzo (66), la Toscana (65), la Campania e la Lombardia (58), il Piemonte (32), il Veneto (19)

Alcuni istituti hanno già pubblicato le conclusioni seguite al loro dibattito, che offrono interessanti spunti e ci danno il polso degli umori sul progetto Renzi, in particolare degli istituti del Sud.

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Innanzitutto per investire davvero sulla scuola occorre investire su formazione e didattica, affrontare temi pedagogici e proporre soluzioni di sistema : quali aspetti della didattica tradizionale possono e devono essere superati e quali sono invece patrimonio virtuoso da conservare?

Molti sembrano essere d’accordo sul fatto che la valutazione della scuola sembra ormai imprescindibile. Rimane il problema di stabilire chi debba valutare e in quale modo. Senza un adeguato ampliamento dell’offerta formativa, impossibile in mancanza di adeguata copertura economica, anche la valutazione della scuola viene condizionata negativamente.

Per alcuni va sicuramente eliminata la competizione tra docenti per l’avanzamento di carriera. Ma la valutazione va fatta in base a criteri oggettivi, in base al merito secondo parametri ben chiari e non ad esclusivo appannaggio del dirigente. Va garantita, comunque, a tutti una base per anzianità.

 

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Per l’utilizzo della metodologia CLIL, auspicabile fin dalla primaria, appare evidente che le competenze di L2 dei docenti reclutati nel corso di questi ultimi anni, sono inadeguate. Si auspica, pertanto, l’immissione in ruolo di personale laureato in L2 in possesso di competenze didattico-metodologiche specifiche per il grado di istruzione dove opererà. Occorre offrire ai docenti la possibilità di perfezionare la competenza linguistica attraverso soggiorni di studio all’estero.

Quasi tutti concordano sul fatto che, per uniformare un percorso a livello nazionale riguardo la digitalizzazione e l’acquisizione di competenze che vadano al di là del mero “consumo informatico”, è necessaria una più ampia e capillare diffusione di accessibilità Internet (acquisto pc, notebook, tablet, banda larga, rete wi-fi gratuita) e convenzioni ad hoc che facilitino docenti e studenti nell’acquisto di dispositivi informatici.

Amara e chiara appare la constatazione che il documento del Governo non promette nessun nuovo investimento, ma solo la riallocazione della spesa esistente Alcuni passaggi sembrano informati a modelli educativi efficientisti basati sulla competitività che non hanno dato buoni risultati nei Paesi in cui sono in uso e sono ora sotto riesame La realizzazione di molti dei punti affrontati dal rapporto “La buona scuola” sembra attualmente utopistica. E’ apprezzabile la scelta delle consultazioni in tutto il Paese. E’ tuttavia forte il timore che le proposte possano rimanere inascoltate ed irrealizzate

Inoltre, se il tempo pieno è considerato un fattore costitutivo centrale dell’Istruzione, perché non si ha il coraggio di indicarlo come obiettivo politico imprescindibile per il Mezzogiorno?

Al Sud solo a qualche istituto piace l’idea che il privato possa investire risorse economiche nella scuola. Ciò è stato sperimentato e provato al Linguistico Ninni Cassarà di Palermo con il progetto S.O.S. Scuola, in rete con Alveare Cinema, che ha consentito la ristrutturazione e il restyling dell’edificio a costo zero per l’istituto. Il risultato è stato straordinario considerato il contributo di artisti che, insieme agli alunni e ad altri studenti di tutta l’Europa, hanno realizzato opere d’arte e murales in tutto l’edificio

Preoccupazione e perplessità suscita, nelle linee generali, l’apertura ai finanziatori privati che, entrando nella scuola, potrebbero condizionare le scelte didattiche sulla base delle loro esigenze in palese violazione della liberta di insegnamento sancita dalla Costituzione.

Nel contesto economico attuale, vista la continua chiusura di piccole e medie imprese su tutto il territorio nazionale, appare quantomeno surreale l’ipotesi del governo di poter coinvolgere le imprese private nel finanziamento della scuola. Inoltre, vista la diversità di ricchezza economica e sociale tra le diverse aree geografiche, tali pratiche accentuerebbero ancora di più le differenze tra le stesse anche dal punto di vista culturale, creando un divario tra scuole.

Il timore diffuso è che le diverse condizioni socio-economiche del Sud, aggravate dalla grave crisi economica a cui stiamo assistendo, possano creare una forte discrepanza tra ciò che potranno realizzare le scuole settentrionali e quelle meridionali. Questo a scapito del principio del diritto allo studio che oltre all’uguaglianza dei risultati deve garantire anche un’uguaglianza, in termini di qualità, di percorsi. Sarebbe dunque necessario un riferimento progettuale speciale verso le scuole nelle aree a rischio.

Insomma in Sicilia e in tutto il Meridione, dai primi risultati della consultazione, c’è tanta voglia di cambiamento e miglioramento. Un punto sembra unanimemente condiviso: l’arruolamento dei docenti dovrebbe avvenire in base al merito. La presenza di insegnanti qualificati nella scuola è il punto di partenza per il funzionamento e la qualità della stessa.

Il docente è il cuore pulsante del sistema d’Istruzione. E non ci sarà mai buona scuola senza buoni e competenti insegnanti.

 

La BuonaScuola   Mappa dei dibattiti

 

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