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Buona Scuola: inserire Filosofia del diritto nei licei

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Nei nuovi organici della scuola della 107 si osserva la presenza di molti insegnanti di discipline giuridiche ed economiche, molti dei quali assegnati ai licei classici e scientifici. 

Si tratta di una novità considerato che nei Licei, tranne rare eccezioni, lo studio del diritto non è previsto o comunque ad esso sono dedicate poche ore.

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Vero è che, se per gli istituti tecnici e professionali, gli argomenti da trattare per il profilo formativo previsto, inevitabilmente comportano che lo studio del diritto si indirizzi verso una utilità pratica: conoscere com’è fatto un contratto, quali sono le norme che regolano l’attività imprenditoriale, etc. per fare un esempio, nel caso dei licei si potrebbe puntare su qualcosa di più teorico. “La filosofia del diritto”, ovvero citando Hegel, fra i primi a diffonderne l’espressione  

“La scienza filosofica del diritto che ha per oggetto l’idea del diritto, cioè il concetto del diritto e la realizzazione di questo concetto”, potrebbe essere studiata e insegnata da tanti nuovi docenti. Messa da parte l’obiezione, fondata probabilmente su ragionevoli motivi, che non è corretto distinguere una filosofia del diritto da quella classica che già nei licei si studia, sarebbe giusto però dare spazio a questa materia che successivamente i giovani liceali,  nei piani di studio delle facoltà di giurisprudenza si troveranno ad approfondire.

Le risorse umane, sembrano esserci, anche se è facile immaginare che in questo campo bisognerà attendere che la riforma vada a regime (per una volta tanto usiamo il refrain del Ministro) – perché, qualora grazie all’autonomia scolastica qualche istituto dovesse inserire come materia “Lineamenti di filosofia del diritto” è facile immaginare che la “chiamata diretta” non potrà non tenere conto di requisiti specifici per i docenti da reclutare come ad esempio l’avere svolto un dottorato di ricerca in filosofia del diritto o avere prodotto qualche pubblicazione in merito. Requisiti che – a dire il vero – pochi hanno anche perché il sistema scolastico italiano fino a questo momento in termini di risorse umane ha sempre ben distinto la carriera di docente nelle università da quella nelle scuole secondarie superiori e non è riuscito a favorire un passaggio dei docenti da una parte all’altra, tranne rare eccezioni.

Infatti le esperienze che si maturano all’Università, sino ad oggi, sono affrontate con lo spirito di essere valorizzate all’interno del mondo accademico per cui il dottorato di ricerca è sempre visto come il primo passo per diventare ricercatore e fare carriera e probabilmente la sua spendibilità in altri campi dell’istruzione è una ipotesi residuale se non addirittura un ripiego.

Si tratta di un problema complesso perché inevitabilmente riguarda anche altre problematiche come non quella certo trascurabile delle risorse economiche e dei trattamenti retributivi delle varie categorie di docenti che in questa sede non si ritiene affrontare.

Dunque l’inserimento di filosofia del diritto dei licei, potrebbe rappresentare anche una sfida per tanti dirigenti, soggetti a valutazione che, a dire il vero, non sembra da un’analisi superficiale offrire molto spazio all’innovazione come elemento di giudizio. Ma sarà una sfida anche per i direttori generali tenuti ad adottare annualmente il piano regionale per la valutazione.

Spazio dunque fra i banchi allo studio del giusnaturalismo, al giusformalismo, al realismo giuridico e ad Hans Kelsen meno noto di altri filosofi del XX secolo fra i liceali con la sua “dottrina pura del diritto”.