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Capacità di lettura dei 15enni, un altro studio Ue conferma il ritardo dell’Italia

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webaccademia 2020
Uno studente 15enne italiano su cinque continua ad avere difficoltà a leggere o a comprendere il significato di un testo scritto: la conferma, di quanto già si sapeva attraverso i noti risultati Pisa 2006 e Talis 2008, giunge stavolta  da uno studio elaborato dalla rete Eurydice della Commissione europea, sulla base delle più recenti indagini internazionali.  L’indagine è stata realizzato principalmente per verificare quanta strada c’è ancora da fare nei Paesi aderenti all’Ue per ridurre la quota di coloro che hanno difficoltà a comprendere un testo scritto dal 20% al 15%. Una riduzione, peraltro, a proposito della quale i ministri di tutti i Paesi Ue hanno preso un impegno formale.
In Italia siamo solo un punto percentuale sopra la media europea, al 21%: decisamente meglio di  Bulgaria e Romania, dove lo stesso problema è condiviso dal 40% dei 15enni; ma  se si guarda al Nord Europa il ritardo è sensibile, visto che Danimarca, Finlandia, Irlanda, Islanda, Malta, Norvegia, Regno Unito e Svezia possono dire, trovandosi sotto il 15%, di aver già centrato l’obiettivo della rete Eurydice
A rincarare la dose ci si è messa anche Bruxelles, da dove giungono parole forti contro quei Paesi che non riescono a migliorare la qualità della loro didattica: secondo Androulla Vassiliou, la commissaria all’istruzione, la Cultura e la Gioventù “è assolutamente inaccettabile che nell’Ue ci siano ancora così tanti giovani privi delle competenze di base per leggere e scrivere”, perchè “questi giovani sono esposti al rischio di esclusione sociale, oltre alle difficoltà di ricerca di un posto di lavoro”. Vassiliou ha esaltato i progressi “registrati in Europa nell’ultimo decennio”, ma anche sottolineato in modo perentorio che “non sono sufficienti”. Secondo la rappresentante della Commissione europea all’Istruzione gli sforzi dei vari Paesi dovrebbero concentrarsi soprattutto sui gruppi più svantaggiati, come ad esempio i bambini rom, perché ovviamente più esposti al rischio di mancata comprensione in fase di lettura.
Ma lo studio ha messo in evidenza anche altre problematiche: nell’Ue, ad esempio, soltanto otto paesi (Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Malta, Norvegia, Svezia e Regno Unito) offrono nelle scuole specialisti di lettura per coadiuvare gli insegnanti. Altri Paesi fanno ricorso a psicologi o terapeuti ma non a personale specializzato nella lettura. La relazione mette anche in evidenza come il totale delle variazioni tra i risultati migliori e peggiori dei giovani dipendono dal fattore scuola: la percentuale di variazione va dal 7,3% della Finlandia (dove la differenza tra le scuole e’ minima) al 55,5% dell’Italia, a oltre il 58% della Francia. Il record di distanza tra i più bravi ed i meno preparati è però della Germania, con il 61,2%.
Il Rapporto
di Eurydice è un contributo importante per i lavori del gruppo ad alto livello di esperti in alfabetizzazione presieduto dalla Principessa Laurentien dei Paesi Bassi: il gruppo esamina, infatti, come promuovere l’alfabetizzazione a tutte le età e si prefigge di individuare le iniziative politiche e i programmi che si sono dimostrati più utili a superare determinati gap. Entro un anno il gruppo ha promesso che formulerà proposte innovative.
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