Per l’arcivescovo Bertolone “l’educatore è il testimone privilegiato della verità e del bene. Perciò deve essere credibile nell’esercizio della sua autorità usando passione, preparazione, competenza, dedizione per contrastare le deficienze di una società in cui le cronache raccontano di un’umanità che non solo ha devastato il giardino fiorito del mondo con i suoi forsennati inquinamenti e le sue prepotenze, ma tende a desertificare le coscienze”.
Decisivo, in questo contesto il ruolo della scuola, per “due ragioni”, come scrive l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace; “la prima: essa in maniera sistematica costruisce gli schemi logici per imparare ad usare la ragione. La seconda: ci libera dal conformismo, costruendo persone vere. Da luogo di dialogo e d’incontro tra diverse generazioni e tra studenti di differenti provenienze e culture, non può dunque essere solo una dispensatrice di nozioni: in realtà, è e deve essere sempre più un grande laboratorio dove realizzare un profilo alto del confronto tra linguaggi, segni e significati spirituali e, perché no?, religiosi del patrimonio culturale, artistico, scientifico e tecnologico di ieri e di oggi”.