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Cattedra inclusiva: degli alunni con disabilità devono occuparsi tutti i docenti, il dibattito continua con incontri e censimento di esperienze

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Si torna a parlare di “cattedra inclusiva” perché dopo la presentazione ufficiale avvenuta a Roma a fine gennaio, i 7 esperti che hanno messo a punto la proposta di legge hanno incontrato molti docenti e gruppi di lavoro raccogliendo anche esempi di pratiche che già si stanno realizzando.

Nei giorni scorsi ha destato interesse un incontro on line promosso dalla associazione Gessetti Colorati di Ivrea.

Massimo Nutini, già dirigente di enti locali, ha ricordato in sintesi le linee portanti della proposta a partire da una nuova organizzazione delle attività di sostegno agli alunni con disabilità basata sostanzialmente su una maggiore “flessibilità” ma senza in alcun modo ridurre l’attuale dotazione organica. La proposta prevede una formazione sui temi dell’inclusione rivolta indistintamente a tutti gli insegnanti in modo da consentire una maggiore collaborazione dell’intero team docente.
Il progetto prevede una revisione della formazione iniziale, un percorso di formazione senza precedenti e nuovi organismi come per esempio il coordinamento pedagogico d’istituto e quello territoriale.

Raffaele Iosa – già dirigente tecnico e per molti anni responsabile dell’Osservatorio Ministeriale sull’handicap – si è soffermato a parlare del senso pedagogico complessivo della proposta che parte da un dato di fatto incontestabile: nel nostro Paese l’inclusione sta subendo un declino che sta portando al rischio del ritorno alle scuole speciali. Questo declino è dovuto ad una aumento del numero di alunni con disabilità, triplicato negli ultimi 20 anni, e in una vera e propria “dilatazione” del concetto di disabilità (è paradigmatico il caso dell’autismo, “etichetta” che viene ormai utilizzata per forme diverse di disabilità).
Senza trascurare il fatto che si sta sempre più diffondendo un approccio neo-comportamentale che sta portando da un lato alla esaltazione dei sintomi e dall’altro alla nascita di nuove professioni e addirittura di un nuovo “mercato”.
La soluzione – ha ribadito Iosa – non è l’aumento delle ore di sostegno, ma una riforma che coinvolga tutti gli insegnanti. È necessario tornare al concetto di inclusione come questione educativa fondamentale.

Cooperazione, collegialità e corresponsabilità dei docenti -ha sottolineato Evelina Chiocca, presidente del Coordinamento insegnanti italiani di sostegno e docente nei corsi di specializzazione – sono fondamentali per affrontare le sfide dell’inclusione. Gli insegnanti devono lavorare insieme, ognuno occupandosi di tutti gli alunni della classe, indipendentemente dalla disabilità. Questa consapevolezza deve essere già presente nella formazione iniziale.

Paolo Fasce, dirigente scolastico dell’IT Nautico di Genova e Camogli e da anni impegnato sui temi dell’inclusione ha evidenziato l’importanza della qualità nell’insegnamento del sostegno osservando che l’inclusione non può essere realizzata senza insegnanti specializzati e di qualità.

Attualmente, ha ammesso Fasce, nonostante la formazione di base sull’inclusione per tutti gli insegnanti, si sta verificando una ipocrisia: molto spesso sui posti di sostegno vengono assunti docenti del tutto inesperti anche a causa della ben nota carenza di docenti specializzati soprattutto nelle regioni del nord.
Questo problema, ha osservato in conclusione Nutini, può essere affrontato e risolto proprio grazie alla proposta della cattedra inclusiva che prevede appunto che tutti i docenti siano in qualche misura “esperti” di inclusione.