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Cento anni fa, il 1° marzo, nasceva Beppe Fenoglio

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Uno dei più importanti narratori del Novecento italiano, Beppe Fenoglio, “partigiano e scrittore”, nasceva il 1° marzo 1922 ad Alba, in provincia di Cuneo. 

Innamoratosi della letteratura e della cultura anglosassone, ne legge fino a quando, nel 1943, chiamato alle armi si arruola come allievo ufficiale. Dopo l’8 settembre diventa partigiano “badogliano”, cioè fa parte di uno di quel gruppo di combattenti fedeli ancora per certi versi al re e alla monarchia.  Finita la guerra riprende la sua passione per la letteratura anglosassone e inizia a scrivere e a tradurre.

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Consce Italo Calvino all’Einaudi ed Elio Vittorini, ma vive facendo il procuratore in un’azienda enologica, tant’è che la fortunata e il successo letterario arriveranno postumi. Morirà a Torino, alla vigilia dei 41 anni, per un cancro ai polmoni il 18 febbraio del 1963.

I tre romanzi che lo hanno reso celebre sono: “I ventitré giorni della città di Alba”, “La malora”  e “Primavera di bellezza”, anche se a far diventare Fenoglio lo scrittore della Resistenza come lo conosciamo noi oggi, nocche uno degli scrittori più importanti del Novecento,  soni i romanzi “ Il partigiano Johnny” e “Una questione privata” uscito per Garzanti nel 1963, che ha per protagonista il partigiano, e studente universitario Milton, una sorta di alter ego dell’autore, tormentato dall’amore per Fulvia.

Tuttavia è Calvino a decretarne le sorti future, definendolo il libro che la loro generazione voleva fare e grazie al quale il loro lavoro aveva avuto un coronamento e un senso. Grazie alla trasfigurazione romanzesca del “partigiano”, Fenoglio ha portato la vita e la morte, le lotte e l’amore, tutto dentro quei venti mesi che cambiarono la storia dell’Italia.

Pur essendo vissuto poco più di quarant’anni e pur avendo pubblicato in vita pochi libri, Fenoglio, nel tempo, ha conquistato un posto di primo piano, anche nelle traduzioni dall’inglese, come quella della Ballata del vecchio marinaio di Coleridge, dove emerge un autore che è stato fedele a una vocazione profonda  che lo spingeva alla scrittura, convinto che gli uomini di lettere fossero eroi che coglievano la realtà attraverso una continua rivelazione.

Raccontando la sua esperienza resistenziale, Fenoglio infatti fa dei resoconti fedeli e non agiografici o ideologici degli eventi che sconvolsero la Nazione e la sua stessa esistenza. Soprattutto, ci lascia una narrazione che non nasconde alcun aspetto della Resistenza, fatta contro i nemici e contro una natura che, da amica e protettrice, può diventare ostile. 

Alba, la sua città natale, nel centenario della nascita lo ricorda con una serie di manifestazioni.