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CNPI: un parere un po’ confuso

Il recente parere del CNPI in materia di autonomia e autogoverno della scuola merita di essere letto con attenzione per almeno due ragioni.
Innanzitutto perché è il parere del massimo organo di rappresentanza della scuola italiana (anche se sarebbe il caso di ricordare che le ultime elezioni risalgono esattamente al 1996) e in secondo luogo perché il documento contiene un curioso mix di analisi di disposizioni già in vigore e di norme che sono ancora all’esame del Parlamento e che non si sa se e quando verranno approvate.
Il CNPI, per esempio, stigmatizza che nella legge 35 (legge con cui è stato convertito il “decreto sviluppo”, numero 5 del febbraio 2012) si parli di autonomia statutaria; ma se si leggono con attenzione gli articoli dal 50 al 53 (quelli dedicati all’istruzione) si scopre che di autonomia statutaria non si parla affatto.
L’autonomia statutaria è invece il leit-motiv del disegno di legge 953 (il cosiddetto ddl Aprea di cui è attualmente disponibile il testo unificato che potrebbe essere ufficialmente presentato in Commissione Cultura della Camera proprio nei prossimi giorni).
Il dato curioso è che fra le attribuzioni del CNPI rientra pienamente l’espressione di pareri “su proposte o disegni di legge e in genere in materia legislativa e normativa attinente alla pubblica istruzione” e quindi del tutto legittimamente il Consiglio Nazionale può intervenire sul ddl 953.
Ma non è affatto chiaro il motivo per cui il Consiglio abbia attribuito alla legge 35 una norma che è invece contenuta in una proposta che non è ancora stata neppure “incardinata” presso la Commissione competente (si dicono “incardinate” le proposte per le quali il relatore ha già presentato la propria relazione illustrativa).
La stessa “confusione” si riscontra sulla questione del “collegio dei docenti” che il ddl 953 trasforma in “consiglio dei docenti”: il CNPI non dice chiaramente che la nuova denominazione non è contenuta nella legge 35 ma nel ddl 953.
L’impressione (ma si tratta davvero solo di una impressione) è che il CNPI non abbia voluto prendere una posizione netta sul ddl 953 che, come è noto, è sostenuto da un ampio schieramento parlamentare (praticamente da tutti i gruppi con eccezione di Lega e IdV).
Quello del CNPI sembra insomma un parere frutto di una meticolosa ricerca di unitarietà fra le diverse “correnti” politiche e sindacali interne al Consiglio.
Un parere che è la dimostrazione, a parere di chi scrive, che anche una riforma radicale del Consiglio nazionale non è più rinviabile.

Reginaldo Palermo

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