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“Com’è andata a scuola?” Per una psicologa è una domanda da non porre…

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Com’è andata a scuola? Una domanda che i genitori pongono spesso ai figli. La risposta, nella maggioranza dei casi, è sempre la stessa: “Bene”. Le mamme e i papà, dunque, farebbero meglio a gettare la spugna o a continuare ad insistere? Secondo un articolo del New York Times, scritto dalla psicologa Lisa Damour, riportata da Huffington Post i genitori dovrebbero smetterla con questa fastidiosa domanda. Non è perché nascondono un segreto né perché sono “strani”, i bambini e, in particolare, gli adolescenti che non sono entusiasti di raccontare la propria giornata avrebbero ottime motivazioni. La maggior parte delle volte evitano di rispondere o di dilungarsi perché sono mentalmente ed emotivamente esausti. 

Se la domanda diretta (“Com’è andata a scuola?”) è da evitare, per la Damour sarebbero da preferire domande più specifiche: può aiutare chiedere, ad esempio, com’è andato un progetto di gruppo oppure come prosegue una certa ricerca. Utile è anche cogliere la palla al balzo: se un adolescente sembra propenso a parlare di un certo fatto accaduto a scuola, in quel momento ha senso fare più domande.

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