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Concorso inutile, il ruolo è un diritto, non una lotta fratricida

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Sono Luigina, ho 38 anni e sono una precaria che spera in un contratto a tempo indeterminato, ma che non è disposta a tutto per ottenerlo. Essere una docente di ruolo non fa di me una vera insegnante: un profilo di alte competenze psicopedagogiche e un’aperta sensibilità alla relazione educativa fa di me un’insegnante. Io credo fermamente che la società fuori la scuola sia una comunità educante, che, in quanto tale, si preoccupa dei problemi legati alla scuola e di chi ci lavora.

Per questo, il mio messaggio non è rivolto solo a voi, cari colleghi, ma anche a chi nella scuola non ci metterà mai piede perché non rientra nelle sue facoltà o nelle sue aspirazioni. Ogni governo vuole lasciare un segno nella scuola. Forse si sente l’esigenza di adeguarla, modellarla, adattarla ai cambiamenti sociali, o, come negli ultimi anni, alle esigenze europee. Ma cosa vuole davvero l’Europa?

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Siamo sicuri che sia l’Europa a chiederci una riforma, o peggio un concorso? Io non ne sono sicura e, per quanto ne so, le richieste dei paesi dell’unione sono di dare dimora a migliaia di precari che, abilitati per esempio come me dal lontano 1999, sono ancora delle mine vaganti. Molti di noi la scorsa estate si sono domandati se compilare la lista delle 101 province, spaventati e ricattati da un macabro gioco alla roulette russa. Scelte difficili e discutibili che non hanno fatto altro che provocare guerre intestine tra gli stessi docenti: fase A contro fase C, abilitati TFA contro abilitati precedenti concorsi.

Con quale vantaggio? Nessuno. Ma davvero un governo può metterci nella condizione di obbligarci a scegliere tra la famiglia e il lavoro? Tra un misero stipendio (perché diciamocelo siamo sottopagati…questo l’Europa lo sa?) e il legame alla propria terra? Un paese libero e democratico non ti mette nella condizione di dover decidere, non ti manda nel panico perché sai che devi iniziare tutto un’altra volta. E soprattutto, un paese governato da chi in materia scolastica ed economica se ne intende, non si inventa un concorso inutile per reclutare persone già idonee all’insegnamento. Vogliono fare una cernita? Allora la si faccia utilizzando criteri consoni al sistema esistente. Si proceda come di consueto scorrendo le varie graduatorie di abilitati e rispettando le classi di concorso.

Perché potenziare matematica con un docente di filosofia non ha senso; perché potenziare la scuola primaria con un laureato in diritto è uno spreco di risorse. Perché dare i contentini alle persone a scapito della crescita dell’allievo, della scuola  e della gratificazione personale è un sacrilegio. Per questo, io chiedo ai cari colleghi di pensarci bene prima di dire sì a questo concorso.

Io confido che i non addetti ai lavori si uniscano a noi docenti precari per chiedere l’annullamento del concorso. Io chiedo di esser dei maestri perché ci crediamo. Io chiedo di dimostrare che il ruolo è un diritto, non una lotta fratricida.