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Concorso Irc: sono quattro e non più due, le ore per la prova scritta

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Saranno quattro, e non più due, le ore assegnate per lo svolgimento della prova scritta cui dovranno sottoporsi i candidati al concorso riservato per l’insegnamento della religione cattolico nella data che dovrà essere indicata con apposita comunicazione il 16 marzo
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Così ha stabilito, in data odierna, l’Ufficio IV della Direzione Generale del Personale della Scuola del Miur con una nota con cui viene emanato il decreto del Direttore Generale dell’11 marzo a rettifica della precedente nota n. 315 del 5 marzo.

Viene così eliminata una delle cause di preoccupazione e di forte tensione che, in questo periodo di preparazione, aveva resi ansiosi tanti concorrenti del concorso.

La rettifica consentirà di affrontare con maggiore serenità la prova atteso anche che, come è fin troppo noto, è la prima volta che i candidasti a concorsi della scuola si trovano a doversi sottoporre ad un tipo di prova così articolato e che prevede brevi risposte a tre quesiti.

Quattro ore sono giustamente adeguate a svolgere tre quesiti in maniera sintetica.

Stranamente tuttavia, bisogna far notare, la stessa nota non ha sanato il paradosso della precedente colà dove si diceva che "Nello svolgimento dei quesiti scelti, il candidato non dovrà superare, orientativamente, le venti righe di protocollo".

E’ la prima volta che l’amministrazione scolastica indica la lunghezza dell’elaborato arrogandosi una competenza che è esclusiva della commissione d’esame essendo la lunghezza una delle variabili della qualità dell’elaborato e, sicuramente, neppure la più importante.

L’estensione – non la lunghezza o brevità – entra, è fuor di dubbio, tra gli elementi della valutazione dell’elaborato affidata alla commissione che, per i criteri che si sarà preventivamente data, per l’andamento globale delle valutazioni di tutti i candidati, per le pregresse esperienze dei presidenti o dei commissari in precedenti concorso, sa di dover tener conto più della qualità che non della…quantità.

La direttiva data dall’amministrazione con la nota n. 315 del 5 marzo, che non è stata rettificata da quella odierna, per altro verso, rischia di essere assunta acriticamente, e in maniera prescrittiva, da commissioni non adeguatamente preparate sul piano di quelle qualità che pure sarebbero indispensabili quando si valuta.