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Concorso scuola, come cambierà dopo le elezioni 2022?

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Più volte abbiamo messo a confronto le posizioni della coalizione di centro destra con quelle di centro sinistra. Ora, nello specifico, cosa dobbiamo aspettarci in tema di concorsi e di procedure di reclutamento docenti? Come si farà in modo che nel prossimo anno scolastico non si verifichino le stesse criticità di quest’anno, legate al fatto che il canale dei concorsi non si è rivelato all’altezza di immettere in ruolo il numero di docenti che si era proposto di reclutare? Ricordiamo infatti in proposito che secondo un’indagine Tuttoscuola, il 56% delle cattedre che dovevano essere occupate con gli ultimi concorsi rimarranno scoperte (l’alto numero di bocciati, nell’ambito di procedure concorsuali fondate spesso su quiz nozionistici, non ha consentito di raggiungere gli obiettivi, insomma).

Da quanto abbiamo colto dalle dichiarazioni dei candidati alle elezioni 2022 e dai programmi ufficiali, qualunque sia la forza politica che raggiungerà Palazzo Chigi dopo il voto del 25 settembre, i concorsi docenti, legati alla procedura di reclutamento voluta dal DL 36/2022 dovrebbero restare quelli di adesso, con la modifica, già normata dallo stesso Dl 36, relativa al passaggio dal quiz a risposta chiusa a quello a risposta aperta.

Altre novità?

Stando a quanto dichiara Valentina Aprea (Forza Italia) si lavorerà anche nella direzione di risolvere alcune delle criticità incontrate, ad esempio, nell’ambito del concorso straordinario, a partire dall’esigenza di uniformare sul territorio i criteri di valutazione docenti. Quanto alla posizione del Pd, Irene Manzi precisa che le procedure di reclutamento potrebbero essere semplificate per i precari, che dovrebbero essere sì sottoposti al concorso ma con una procedura snella consistente in una lezione simulata.

Come si svolgeranno i nuovi concorsi? Le risposte integrali di Valentina Aprea e Irene Manzi

“Forza Italia si è battuta per ottenere l’abilitazione all’insegnamento con 60 crediti aggiuntivi al percorso di laurea generalista – ha puntualizzato la responsabile scuola di Forza Italia -. Ciò consisterà in un vantaggio per tutti i laureati che sceglieranno di insegnare, in quanto potranno accedere da giovani laureati e abilitati alle selezioni concorsuali. Queste ultime, dovranno essere riviste per superare tutte le disfunzioni che si sono riscontrate nelle ultime selezioni, ad esempio nel concorso straordinario bis tenutosi in tutta Italia, a partire dai costi sostenuti dai docenti fino ai criteri di valutazione che sono stati diversi per ogni Regione o l’espletamento della prova orale con tracce estratte al momento. In più, è stata prevista una graduatoria di soli vincitori mentre noi siamo convinti che debba esserci anche la pubblicazione di una graduatoria di merito per idonei ed a scorrimento. Queste proposte di modifica le abbiamo già presentate in queste ore al Decreto Legge Aiuti bis in approvazione in Parlamento. Se non dovessero essere accolte provvederemo, ripartiremo da queste modifiche legislative nel prossimo Parlamento”.

Irene Manzi, anche lei responsabile scuola del suo partito, ha ribadito: “I nuovi concorsi si svolgeranno secondo quello che è stato previsto dal dl 36- approvato da tutte le forze politiche che sostenevano il Governo Draghi- sia per la fase a regime che per quella transitoria fino al 31 dicembre 2024. Si tratta di un sistema che avremmo voluto in parte diverso con una valorizzazione, ad esempio, dell’esperienza acquisita dai docenti precari e, quindi, con la previsione di una prova differenziata per loro, nello specifico attraverso, una lezione simulata. Proposta, purtroppo, non accolta dal resto della maggioranza. O ancora pensiamo alla possibilità di partecipare al concorso per i precari che hanno svolto il loro servizio presso istituzioni scolastiche statali, paritarie e dei percorsi IEFP, proposta che non è stata recepita nel testo finale del provvedimento. Siamo soddisfatti del fatto che la prova scritta del concorso sia ora rappresentata da quesiti a risposta aperta, e siamo soddisfatti del fatto che la prova orale sia diretta ad accertare, oltre alle competenze disciplinari, le competenze didattiche e l’abilità all’insegnamento. Rivendichiamo- perché frutto dei nostri emendamenti, accolti da tutta la maggioranza- che al concorso possano prendere parte i soggetti in possesso dei 24 cfu, condizione richiesta fino all’emanazione del DL 36”.