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Contratto scuola: per i sindacati l’atto di indirizzo non basta; e chiedono il ritiro del decreto legge 36

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Se con l’atto di indirizzo il Governo pensava di raffreddare le tensioni con i sindacati del comparto, arriva adesso una dichiarazione con cui i leader di Flc-Cgil, Cisl-Scuola, Uil-Scuola, Gilda e Snals chiariscono che le ragioni dello sciopero proclamato per il 30 maggio restano ancora tutte.
Anzi, forse, ce n’è persino una in più dal momento che nell’atto di indirizzo c’è scritto nero su bianco che le risorse per gli aumenti stipendiali sono davvero limitate.
D’altra parte è anche vero che l’inadeguatezza dei fondi disponibili (due miliardi in tutto, comprese università, ricerca e Afam) è nota esattamente dal mese di dicembre del 2020 quando venne varata la legge di bilancio per il 2021.
Le risorse contrattuali, come abbiamo già avuto modo di scrivere, risalgono a tre diverse leggi di bilancio  riferite rispettivamente agli anni 2019, 2020 e 2021.
Quindi già alla fine del 2020 i sindacati conoscevano perfettamente l’entità dei fondi destinati al rinnovo dei contratti pubblici.

Nel dicembre scorso è stata poi approvata la legge di bilancio per il 2022 che contiene un ulteriore stanziamento di 300 milioni di euro destinati alla “valorizzazione” della professionalità dei docenti, ma non è detto che questo importo possa essere utilizzato per la firma del contratto anche perché l’atto di indirizzo non se ne parla neppure.
Ma la protesta dei sindacati riguarda non solo l’aspetto economico dell’atto di indirizzo ma anche (e forse soprattutto) il fatto che il DL 36 all’esame del Senato sta invadendo l’ambito delle prerogative contrattuali in quanto interviene su materia come la formazione e il salario accessorio che dovrebbe essere di esclusiva competenza del contratto nazionale e dei contratti integrativi.

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