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Copiare a scuola, per un cittadino su tre non è grave: il docente è sempre più solo

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Se per gli insegnanti l’atto di copiare a scuola, mentre si svolge un compito, è sempre e comunque da perseguire, per molti cittadini è poco o per niente grave: si tratterebbe solo di un danno per chi copia e solo il 29% lo valuta come un comportamento che danneggia tutti. I dati sono contenuti nel report dell’Istat sul “Senso civico: atteggiamenti e comportamenti dei cittadini nella vita quotidiana”, pubblicato il 20 marzo.

La mancata coscienza del problema

Dalla rilevazione dell’Istituto di statistica è emerso che un terzo dei cittadini italiani considera tollerabile copiare a scuola.

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Meno del 70% delle persone di 14 anni e più lo giudica un atto molto grave o abbastanza grave.

Una tolleranza, quindi, piuttosto marcata, considerando che quello di copiare è anche un atto di mancato rispetto delle regole e di non correttezza nei confronti dell’insegnante: tollerare questo modo di comportarsi, a nostro avviso, conferma anche la sempre più ridotta autorevolezza e mancanza di rispetto nei confronti del corpo docente.

E di questo, non si ha nemmeno una presa di coscienza, se poi solo l’8% del campione intervistato ha detto che copiare un compito è un comportamento che lede il ruolo istituzionale dell’insegnante.

Sempre dallo studio dell’Istat, il giudizio di gravità è largamente condiviso sul territorio. Tassi leggermente inferiori alla media si riscontrano al Centro (66,8%) e nelle Isole (68,1%).

Copiare a scuola è ritenuto soprattutto un danno a scapito di chi copia (34% circa) e in generale un comportamento che danneggia tutti, perché contro le regole (29% circa).

Oltre il 10% invece, pensa che il copiare a scuola non danneggi alcuno, ritenendolo un comportamento ammissibile.

Le donne più severe nei giudizi

A livello di genere, le donne si mostrano più intransigenti: il 71,5% lo ritiene molto o abbastanza grave rispetto al 67,9% degli uomini.

Il divario è più accentuato tra giovani e giovanissimi e diminuisce progressivamente con l’età: la percezione di gravità del comportamento passa dal 49,4% degli adolescenti al 76% circa dei 55-64enni.

Un quinto delle persone che hanno meno di 24 anni ritiene che il copiare a scuola non danneggi alcuno.

Su questa affermazione si registra il divario di genere più marcato. Anche a parità di età, gli uomini sono meno intransigenti delle donne, specie se hanno meno di 34 anni.

Tra i più severi contro chi copia, figurano coloro che hanno livelli d’istruzione elevati (74,3% dei laureati contro 67,7% di chi ha al massimo la licenza media).

Giovani e giovanissimi si mostrano più indulgenti rispetto ai più anziani anche a parità di titolo di studio.

Considerando le differenze tra chi è iscritto a un percorso di studi e chi ne è fuori, tra questi ultimi la percentuale dei più intransigenti è di poco sopra il valore medio (71,4% contro 69,7%); viceversa, il grado di intransigenza scende al 51,6% tra gli iscritti alla scuola secondaria di secondo grado.

Chi non lo ha mai fatto?

La domanda, comunque, sorge spontanea: chi non ha mai copiato o tentato di copiare qualcosa durante la propria carriera scolastica?

Un anno fa, di questi tempi, l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi (Pd), rispondendo a degli studenti disse senza troppi giri di parole: “Se ho mai copiato a scuola? Sì, nel vocabolario di greco mi son segnato cose…”.