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Covid, test salivari: perché è giusto che si arrivi ad utilizzarli per lo screening periodico

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Monitorare precocemente i casi sospetti di Covid attraverso uno screening periodico basato sui test salivari. La strada è tracciata.

Con la circolare n. 31400 del 29/09/2020 il ministero della Salute per la prima volta pone infatti attenzione ai test salivari antigenici (rapidi) o molecolari (performanti) pronunciandosi negativamente sull’eventuale implementazione di screening rapido di tipo massivo. Successivamente il 16/01/2021 il ministero della Salute con la successiva circolare n. 21675 promulga le prime indicazioni sull’uso del test molecolare ed antigenico su saliva per la diagnosi dell’agente eziologico Sars-Cov-2.

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L’uso della saliva se da un lato prevede una metodologia (lollipop) non invasiva e non traumatica per i nostri ragazzi, dall’altro lato la corretta raccolta del campione è aspetto cruciale, poiché le diverse tecniche e sedi di raccolta hanno un impatto non indifferente sulla sensibilità del risultato finale.

Altro aspetto legato al campionamento della saliva (mucosi e viscosi) che può determinare difficoltà nell’estrazione dell’RNA da parte delle attrezzature automatizzate. In sintesi la rilevazione salivare, nell’identificazione di infezioni da Sars-Cov-2, potrebbe esse utilizzata per i test antigenici rapidi, in alternativa ai classici tamponi oro-naso-faringei, preferibilmente entro i primi cinque giorni dall’inizio dei sintomi. Alcuni studi cinesi pubblicati nel 2020 hanno rilevato sensibilità compresa tra il 53 ed il 73% nell’uso della saliva in ambito pediatrico.

Pur tuttavia l’ECDC a livello Europeo nel documento del 03/05/2021 dal titolo: “ Considerations for the use of saliva as sample material for COVID-19 testing” nonostante si rilevi che i campioni rinofaringei rimangono il gold standard per i test COVID-19 da utilizzare nella rilevazione della Sars-Coc-2 nei test diagnostici rapidi dell’antigene, il campionamento dei target di saliva hanno riportato una sensibilità sia superiore che inferiore per i relativi campioni rispetto ai tamponi nasofaringei. Tuttavia, le meta-analisi di tali studi suggeriscono una minore sensibilità complessivamente simile o non statisticamente significativa associata all’uso di campioni di saliva.

È verosimile che l’eterogeneità rilevata rifletta, in parte, le differenze nelle tecniche e nei tempi di campionamento nonchè nel tipo di popolazione da testare. E’ stato provato che i test rapidi con la saliva mostrano una sensibilità paragonabile a quelli che utilizzano tamponi nasofaringei per pazienti sintomatici, se e solo se la raccolta del campione viene eseguita entro i primi cinque giorni dall’insorgenza dei sintomi e quando la carica virale è elevata.

La raccolta del campione di saliva è facile, non invasiva, più accettabile per i test ripetuti e può essere eseguita da professionisti non sanitari o dallo stesso paziente adeguatamente istruito non comportando traumi anche di natura psicologica nei bambini e negli adolescenti.

L’evidenza scientifica internazionale supporta in conclusione che la saliva può essere utilizzata come materiale campione alternativo per il test RT-PCR quando i tamponi nasofaringei non possono essere raccolti e nei seguenti scenari: pazienti sintomatici e per lo screening ripetuto di individui asintomatici.

Ulteriori studi clinici sono favorevoli sulla sensibilità della saliva come materiale campione per l’analisi RT-PCR sia per bambini sintomatici e asintomatici che per standardizzare i metodi di raccolta del campionamento.

Le attuali conoscenze però non supportano l’uso della saliva come materiale campione alternativo ai test rapidi dell’antigene o degli anticorpi. Sono necessari ulteriori studi di validazione clinica sui diversi test disponibili. Nello spazio economico europeo esistono già aziende che commercializzano test salivari rapidi anche ad uso domestico, non ancora però inclusi nell’elenco dei test riconosciuti del Comitato per la Sicurezza Sanitaria, né tantomeno oggi sono validati per il rilascio della certificazione verde comunitaria.

Infine nell’auspicio dell’uso estensivo alla popolazione scolastica italiana dei test rapidi salivari e confidando nel progresso scientifico, si raccomanda prima di eseguire il test rapido su Saliva che il paziente nei 15 minuti precedenti l’esame: non abbia utilizzato prodotti di igiene orale, non abbia masticato chewing gum, non abbia mangiato e bevuto almeno per due ore antecedenti il campionamento, conviene eseguire il prelievo la mattina a casa prima di andare a scuola con l’aiuto dei genitori.

In attesa della trasmissione della bozza di “convenzione Scuola-DdP”, da parte del Ministero della Salute ai Dirigenti Scolastici, atta a monitorare precocemente casi sospetti e nell’ottica di un funzionale contac tracing, si resta favorevoli ad uno screening periodico contestualizzato al territorio ed all’indice epidemiologico. Tale tracciamento dovrà esser accoppiata ad una adeguata programmazione annuale a cura del servizio di prevenzione protezione di ogni istituto, in sinergia ai referenti Covid delle strutture dei locali dipartimenti di prevenzione sanitaria.