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Da industria “pesante” in industria “pensante”

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Facendo riferimento alle dichiarazioni di Fabio Storchi, presidente di Federmeccanica, ascoltate alla 21esima Giornata Orientagiovani di Confindustria che quest’anno è dedicata proprio alla meccanica: «La meccanica ha fascino perché è la nostra vita e la nostra storia e per questo dobbiamo aiutare i giovani a conoscerla e a capire che, grazie all’evoluzione digitale, da industria “pesante” si è trasformata in industria “pensante”.

Rappresentiamo il 50% dell’industria nazionale e quasi il 50% dell’export e ciò significa che scegliere corsi scolastici e universitari dedicati alla meccanica permette di investire concretamente nel proprio futuro. Promuovere la cultura tecnica offre anche la possibilità, dice il presidente, di «superare il mismatch» tra l’alto tasso di disoccupazione giovanile in Italia e il deficit annuo di 47mila tecnici che, stando agli ultimi dati Excelsior, le imprese non riescono a trovare “, si possono fare alcune riflessioni. A tal proposito possiamo affermare che l’industria “ pensante “ non è solo meccanica, perché altre discipline tecniche di uguale importanza e dignità hanno precisi sbocchi sia nella industria manifatturiera sia in quella tecnologica, in altre parole possiamo citare l’elettronica, l’elettrotecnica e l’informatica. Ma l’industria “ pensante “ per eccellenza è quella delle nanotecnologie che in Italia trova un fulcro importante nell’IIT di Genova.

Si ricorda che le nanotecnologie e i nanomateriali sono entrati già da tempo nelle applicazioni di uso comune e negli oggetti che usiamo tutti i giorni. Infatti, molte innovazioni raggiunte nel settore dell’automotive, dell’elettronica, della medicina e nei materiali da costruzione non sarebbero state possibili senza l’impiego di queste tecnologie innovative.

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