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Debiti delle scuole e formativi, un’Ipsia di Verona non fa distinzione

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I bilanci in rosso degli istituti sembrano far perdere a dirigenti scolastici e docenti la cognizione del luogo dove operano: ignorando anche l’invito rivolto poche settimane fa ai presidi dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, non rivolersi più ai genitori per rimpinguare le sempre più scarne risorse economiche delle scuole, un istituto professionale di Verona – l’Enrico Fermi – avrebbe già deliberato l’obbligo per gli studenti che a metà giugno si ritroveranno con il giudizio “congelato” di pagare la non certo esigua quota di 100 euro per la frequenza di ogni corso di recupero organizzato nella stessa scuola superiore.
La denuncia è stata avviata dalla Rete degli studenti medi: la Circolare 225 – si legge nel comunicato dell’associazione studentesca – stabilisce che chi finirà l’anno scolastico con qualche debito dovrà pagare 100 euro ogni corso di recupero estivo (15 ore). Uno studente che si troverà il giudizio sospeso in tre materie dovrà quindi versare all’istituto 300 euro: “è una decisione assolutamente contro il nostro diritto allo studio – sostengono gli studenti – ad avere un’istruzione pubblica e mezzi accessibili per recuperare le nostre lacune scolastiche“.
Secondo l’associazione che difende gli studenti delle superiori i corsi di recupero devono essere gratuiti per legge: è una situazione – hanno aggiunto i rappresentanti studenteschi – che noi avevamo già previsto“: del resto “le nostre scuole non hanno fondi nemmeno per la carta igienica, figuriamoci per tutto il resto: corsi di recupero, laboratori, corsi di approfondimento, viaggi d’istruzione“. E ciò è preoccupante, perché se le scuole sono costrette a chiedere alle famiglie un sostegno economico per continuare a sopravvivere – aggiunge l’associazione – ci chiediamo come facciano gli studenti che non si possono permettere di pagare. Anche perché 100 euro a corso sono davvero tanti e ci batteremo per risolvere un caso, figlio della pessima politica governativa“. Un caso che, viste le difficoltà finanziarie in cui versano diversi degli oltre 10.000 istituti italiani, potrebbe essere presto emulato. Forse un chiarimento in merito da parte di viale Trastevere sarebbe opportuno.