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Deleghe 107: mondo della scuola in subbuglio

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La ministra Fedeli ha varato quasi tutte le deleghe per la legge 107 senza prendere nessun contatto col mondo della scuola e continua  a non ascoltare la base, cioè quei docenti, quegli studenti, quei genitori, che chiedono di tornare ad una scuola vicina ai suoi reali operatori e alle soluzioni delle reali difficoltà.

I docenti chiedono al ministro Fedeli, e a tutto il governo, di smetterla di non tenere conto che il referendum del 4 Dicembre 2016 ha cambiato l’Italia, i milioni di persone che hanno votato NO si erano espresse chiaramente anche contro la Buona scuola, una pessima legge che la maggioranza del popolo della scuola vorrebbe abolita, se fosse possibile, o almeno fortemente modificata, ed è possibile.
Le deleghe riguardano il sistema d’istruzione integrato 0-6 anni, il sostegno, il testo unico della scuola, gli esami di Stato, gli istituti professionali, l’invalsi, la formazione iniziale docenti, il diritto allo studio e la cultura umanistica.
I problemi che contengono le deleghe sono enormi e il fatto stesso che siano state varate a sorpresa, e in poche ore di discussione da parte del governo (che solo quando vuole è velocissimo), fa capire che mancano di riflessione e di attenzione alla Scuola. Il contenuto delle deleghe non è stato ancora diffuso, ma alcune notizie su di esso già sconfortano i docenti che pensano al futuro dei loro studenti.
Molta perplessità sulle deleghe, appena varate, viene avanzata anche dalle Regioni e dalla Province ( che per decreto ancora si occupano dell’organizzazione e dell’edilizia scolastica) perché il sistema scolastico voluto dalla legge 107, con le nuove deleghe, si radicalizza nel senso di aggregazione al sistema europeo VET che propone, per gli istituti professionali, il trasferimento di risultati di apprendimento nei sistemi nazionali europei, senza tenere conto che in Italia l’offerta nazionale dovrebbe essere coordinata e coerente con quella regionale, per evitare duplicazioni e sovrapposizioni dell’offerta formativa sul territorio, evitando di snaturare quanto già è stato intrapreso con i percorsi IeFP e quelli a sistema Duale.
Tanto altro si potrebbe dire, e si dirà, sulle nuove deleghe, pur tenendo presente che il governo dovrà ancora modificarle per l’approvazione finale del Parlamento, infatti sono state presentate in fretta e furia per evitare la seccatura di doverle riscrivere.
Tuttavia, il mondo della scuola si chiede quale futuro possa avere un Paese che ancora non riesce a rispondere alle esigenze degli studenti anche attraverso la risposta alle legittime esigenze dei docenti. Non prendiamoci in giro, tutti sappiamo che la scuola “è buona” soltanto quando i docenti sono trattati con rispetto ed equità, perché, se gli studenti hanno diritto alla scuola, è anche giusto che gli insegnanti, per svolgere bene il loro lavoro, abbiano diritto ad un trattamento rispettoso della loro professionalità. La scuola è un’istituzione troppo delicata proprio perché chi ci lavora si rende conto dell’immensa responsabilità educativa che ricade sulle sue spalle. I lavoratori della scuola non possono essere trattati come ignoranti qualunque da zittire con qualche spicciolo e qualche piccola concessione con carattere di eccezionalità, come usano fare i governi a marchio PD.
Il 22 Gennaio i docenti delle commissioni  Lip Scuola si riuniranno a Roma per parlare della vera ricostruzione della scuola italiana e per ultimare i lavori sulla Legge di Iniziativa Popolare (LIP) per una Scuola  veramente nuova, democratica, inclusiva, laica e piena di formazione per tutti gli studenti di ogni età.

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E ancora:

I docenti Fase C a tempo indeterminato chiedono una mobilitazione a tutto il mondo della scuola perché, pur giudicando giusta  la deroga al vincolo triennale per la richiesta di trasferimento e l’abolizione delle fasce in sede di mobilità,  i sindacati  non hanno avuto l’accortezza, o forse il coraggio, di dire alla ministra Fedeli  che un “pannicello caldo” non guarisce la piaga creata dall’assunzione diretta dei docenti, da parte del dirigente, voluta dalla Legge 107. La chiamata diretta, illegittima perché ai posti statali bisogna accedere con concorso pubblico, non  rispetta l’art. 97 della Costituzione.

Il 21 Gennaio a Roma  i Docenti  chiamano l’Appello  per un’Assemblea Nazionale Unitaria di tutti i movimenti e le organizzazioni sindacali attive  per un impegno collettivo che chieda il ripudio e l’abolizione della legge 107. Oggi possiamo dire che la “Buona Scuola” ha totalmente fallito nel suo intento di migliorare il mondo della scuola e uno dei grandi fallimenti, delle grandi promesse di Renzi, è visibile persino negli scioperi degli studenti contro le scuole non a norma e invase dal gelido freddo invernale. 

Oltre 40 gruppi di docenti riuniti nella Consulta dell’Inclusione chiedevano di bloccare le deleghe previste dal comma 181 della legge 107, e al ministro Fedeli hanno chiesto una legge per il sostegno didattico rispettosa della diversità e della gravità dei tipi di handicap  degli studenti. Una legge per l’inclusione  degli studenti disabili e non la loro sistematica esclusione  dal diritto allo studio attraverso l’eliminazione di ore di sostegno.

Il gruppo Adida (Associazione Docenti invisibili da Abilitare) chiede la riapertura delle graduatorie d’Istituto per i docenti precari e non una semplice soluzione transitoria di cui ancora non si sa nulla.

Tutti i gruppi di docenti in lotta contro la riforma della scuola dichiarano che il  ministro Fedeli e il governo attuale non sono autorizzati a portare avanti un disegno di legge che era già iniziato con Renzi e Giannini, in quanto sono stati  bocciati dal NO referendario e il parlamento non ha, di fatto,  più nessuna legittimità costituzionale.

Per una riflessione ulteriore sull’attuale riforma della scuola, basta ricordare le parole del costituzionalista Alberto Lucarelli:

 – Se la “buona scuola” significa eliminazione delle graduatorie per una maggiore discrezionalità dei presidi nell’arrogarsi la possibilità di chiamare a piacimento gli insegnanti, realizzare un sistema di istruzione e formazione del tutto subalterno alle ragioni del mercato e che riproduce, persino nel suo modo di esprimersi, schemi mentali ed organizzativi propri dell’azienda e dell’impresa, “deportare” migliaia di insegnanti da un capo all’altro della penisola, minare nel fondo le stesse fondamenta della centralità assegnata dalla Costituzione alla scuola statale, noi proponiamo di abbattere questo sistema e riproporre la scuola quale è prefigurata dalla Costituzione della Repubblica (artt. 3, 33, 34) palestra e laboratorio, libera, attiva e consapevole, solidale, statale, incentrata sul merito, piuttosto che anticamera del mercato. –

Carmela Blandini
Referente Nazionale di Azione Civile Area Scuola