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Didattica a distanza 4 giorni a settimana nella scuola media del figlio del premier Conte. I genitori: inaccettabile. Il Ministero interviene

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La didattica a distanza, ribattezzata didattica digitale integrata, rifà capolino non solo nelle scuole superiori, ma anche alle medie. E i genitori degli alunni tra i 12 e 14 anni non ci stanno, perchè era stato garantito loro il contrario. È accaduto nell’istituto secondario di primo grado “Belli – Col di lana”, nel quartiere Prati di Roma, dove il 17 settembre dei genitori degli alunni si sono dati appuntamento di prima mattina per protestare contro le decisioni prese dal dirigente scolastico e dagli organi collegiali di reintrodurre massicciamente la dad dopo lockdown. Il motivo? Ovviare soprattutto all’alto numero di docenti ancora da nominare.

Lezioni in presenza solo un giorno a settimana

Le famiglie si sono presentate davanti all’istituto scolastico alle 8.10, l’ora in cui gli studenti sarebbero dovuti entrare in classe. Solo che le aule erano semi-vuote, perché i ragazzi farebbero lezione in presenza solo un giorno (le seconde classi) o al massimo due giorni a settimana (prime e terze classi).

Le famiglie, tra l’altro, lamentano che le scelte di attuare più dad che lezioni in presenza sono state comunicate solo a scuola già iniziata.

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Se si aggiunge che a frequentare quella scuola capitolina c’è anche il figlio del premier Giuseppe Conte, si comprende che la notizia non è di poco conto.

“Una scelta inammissibile”

“Nessuno sta chiedendo o pretendendo l’orario pieno dal primo giorno di scuola – dice all’Ansa una delle mamme – ma la priorità deve essere la tutela dei ragazzi ed è inammissibile che si torni in classe, dopo sei mesi che non si va a scuola, una sola volta a settimana. Si facciano anche degli orari ridotti ma si garantisca ai ragazzi la frequenza in presenza. Si tratta di una mancanza di rispetto profonda, prima di tutto verso i ragazzi”.

I genitori, che si stanno organizzando con insegnanti privati per ovviare alla mancanza delle lezioni, contestano anche una “mancanza di comunicazione e trasparenza” da parte della preside e le spiegazioni fornite per i ritardi, che sarebbero dovuti alla mancanza di professori per garantire la didattica.

“La scuola è in presenza”

“I banchi ci sono, le aule ci sono e i docenti che mancano sono solo 12 – dice un altro genitore – Noi chiediamo dunque che si faccia quello che si sta facendo in moltissime altre scuole di Roma, garantire la presenza quotidiana a scuola”. I ragazzi, aggiunge, “hanno bisogno di continuità e certezze e un giorno a settimana, o due, non garantisce né l’una né le altre”.

Al Fatto Quotidiano un’altra madre ha detto: “noi lamentiamo una scarsa comunicazione e scarsa trasparenza”.

Il Ministero: trovata la soluzione

In serata, il ministero dell’Istruzione ha emesso una nota con la quale spiega che “con riferimento all’Istituto Col di lana dove i genitori avevano denunciato alcune criticità nella ripresa, l’Ufficio scolastico regionale per il Lazio fa sapere di essere intervenuto a fianco della scuola per approfondire i fatti”.

Secondo quanto appurato dall’Usr laziale non vi sarebbe alcun “problema con gli spazi, per i quali era stata trovata una soluzione prima dell’apertura”

“Quanto alle nomine dei supplenti, l’Ufficio ha riscontrato difficoltà da parte dell’Istituto nell’esecuzione della procedura, è per questo intervenuto collaborando questa mattina con la scuola che ha così potuto convocare tutti i supplenti” e “operare a pieno regime”.

Quindi, si presume che la didattica digitale integrata potrebbe presto essere cancellata, per fare spazio a quella in presenza.

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