Home I lettori ci scrivono Didattica a distanza, niente stress: è semplicemente scuola

Didattica a distanza, niente stress: è semplicemente scuola

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Si leggono in questi giorni alcuni lamenti a proposito della scuola, del digitale e delle lezioni a distanza. Vorrei fare alcune riflessioni a riguardo.

Prima riflessione. Alcuni docenti polemizzano con i tentativi (molto praticati per fortuna, e spesso riusciti) di continuare la didattica “on line”. L’argomento ricorrente è che “così non è scuola”. Lo sappiamo tutti che così non è scuola. Manca la dimensione comunitaria. Vero. Ma non è una buona ragione per rinunciare a mantenere in piedi un discorso culturale ed educativo in una situazione di emergenza. Ho l’impressione che, venuta meno la cornice tipica di un “presepe”, con il suo muschio, le sue fontanelle, le sue casette, i “personaggi” siano rimasti un po’ spiazzati. Un “pastore” senza la scena del presepe non ha più funzione. Non sai bene dove metterlo. Non sta a suo agio né sulle mensole né sul pianoforte. Così è successo per i docenti: senza la cornice e la ritualità scolastica, senza campanelle, merendine, banchi, lavagne, qualcuno ha perso la propria identità ed il proprio posto. La scuola è anche rito e cornice. Il rito è necessario, lo sappiamo, ad inverare continuamente, in una comunità, un’idea ed una verità, a riattualizzare ogni giorno un evento fondativo o un fatto identitario di un gruppo sociale. Mancando la cornice ed il rito, è naturale che si subisca un disorientamento. Ma ciò non comporta che si debba rinunciare a percorre, almeno nell’emergenza, qualche strada alternativa…

Seconda riflessione. Un altro argomento, usato anche da alcuni pedagogisti e vari esperti, è che questo tipo di lezione a distanza “causa stress”. Mah! Io vedo, per esperienza diretta, che i ragazzi, almeno quelli dai 12 anni in avanti, passano ore e ore a seguire influencers e youtubers, incollati ai display, in chat e streaming che si prolungano fino a notte fonda; persi in interminabili sessioni di playstation, senza provare il benché minimo stress… Invece, seguire quaranta minuti di dialogo con un docente sull’importanza di Darwin o sulla corretta procedura per risolvere un’equazione dovrebbe essere “causa di stress”? Mah… Ho qualche dubbio. Che lo dicano gli studenti, va bene: da che scuola è scuola “l’arte dello studente” è cercare di “ridurre ed evitare”. È normale. Ma che docenti o pedagogisti affermino che un mese di lezioni on line sia “causa di stress” è francamente difficile da sopportare.

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Terza riflessione. Tralascio gli argomenti “sindacali”: il contratto, la norma che “non prevede”. E cosa doveva prevedere la norma per una situazione imprevedibile? In questi giorni tutti i pubblici dipendenti svolgono il loro lavoro come meglio possono con gli strumenti che hanno, con le norme che esistono e con quel buon senso che sopperisce a quelle che non esistono ancora. Solo i docenti non dovrebbero perché “il contratto non prevede”? Solo i docenti dovrebbero “chiamarsi fuori”?

Quarta riflessione. Un altro argomento è che in questo tempo non si dovrebbe fare “formazione” ma “educazione”: ossia riflettere e riscoprire con i ragazzi – disorientati – il senso delle cose, degli avvenimenti, delle gerarchie di valori dell’esistenza umana. Bene. E con chi dovrebbero fare gli studenti questo nobile tirocinio? Tra di loro? Con youtubers ed influencers pescati in rete? Con i genitori, persi tra smartworking, spesa e lavaggio panni? Forse proprio gli insegnanti potrebbero essere i più qualificati “con loro” e “davanti a loro” per svolgere queste riflessioni e questo percorso…

Quinta riflessione. Il digitale non è umano. Il mezzo è negativo, freddo e disumano. Mah… A mio avviso il digitale non è né buono né cattivo. È uno strumento. Alcune cose le fa molto bene, altre le fa molto male. Come tutti gli strumenti, anche il digitale è molto umano e naturale. Perché per l’uomo tutto quello che è “strumento artificiale” è in definitiva molto naturale. Il violino è uno strumento assai poco naturale, anzi sofisticatamente artificiale e tecnologico. Il cacciavite e la biro sono altrettanto artificiali e sofisticati quanto il digitale. Per l’uomo è naturale usare strumenti. Il digitale non fa eccezione. È grave, invece, che ci siano ancora queste preclusioni ed un certo grado di ignoranza nell’uso sapiente dello strumento digitale.

Guardiamo avanti. Il futuro: bisogna aprire semplicemente gli occhi, non è necessario avere una visione, per intuirlo. Sarà un mix in cui “natura” ed “uomo” non sono più distinguibili. Ci sono pensatori e filosofi che oggi sostengono che, nell’Antropocene, “storia della natura” e “storia dell’uomo” non sono più distinguibili. L’uomo è già ora “una forza della natura” che ne condiziona e ne determina il corso. Non è più un semplice un “soggetto biologico” che si muove “nella” storia naturale. Le cose si sono fuse in un groviglio insolubile ormai. Così è per il digitale. Il digitale è un’estensione “naturale” dell’uomo, ormai. Noi ed il digitale siamo una sola realtà. Quando poi il digitale si unirà alla genetica, l’umanità svilupperà un altro mondo, difficile da descrivere oggi. Lasciamolo alla fantasia degli scrittori, da sempre anticipatori del mondo che verrà e limitiamoci, guidati da un po’ di esperienza e di buon senso, a parlare oggi con gli studenti di Vico, Kant , Darwin e del Teorema di Carnot anche a distanza attraverso uno schermo. Altro che stress, amici. È cultura.

Dario Ianneci

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