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Diploma a 18 anni: la proposta della commissione tecnica

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A dare la notizia è l’agenzia Dire che ha potuto visionare il documento. Il motivo della riduzione di un anno delle superiori sarebbe il solito, quello cioè del risparmio, ma anche l’adeguamento alle tabelle formative europee.
Da quanto è dato capire, gli esperti, chiamati da Profumo lo scorso settembre, si erano dati come obiettivo ultimo per rispondere alle sue richieste il mese di dicembre, ma la caduta del governo e le successive vicende ne hanno impedito la pubblicazione o comunque la sua conoscenza e divulgazione.
In ogni caso gli esperti-tecnici del ministro Profumo sarebbero andati avanti e completato il proprio lavoro, per cui ora il documento con le proposte è praticamente pronto per essere consegnato al ministro.
Il documento elaborato dai tecnici sarebbe diviso in due parti: una con le argomentazioni che spiegano perchè sia opportuno arrivare al diploma a 18 anni, la seconda con le proposte operative.
Si parte da un enunciato strategico: “Fissare a 18 anni l’età del completamento del ciclo di istruzione scolastica lasciando invariate le risorse umane e materiali attuali e mantenendo l’impegno generale al miglioramento degli esiti di apprendimento”.
Poi le proposte per diplomare prima i giovani italiani, in linea con quanto accade anche in altri paesi europei.
Il punto centrale della riduzione di un anno per il conseguimento del diploma, ci pare di capire, è sempre quello di portare nelle casse dello Stato un buon margine di ulteriore risparmio, visto che ormai non c’è proprio più dove e cosa tagliare nella scuola.
E per anticipare di un anno il ciclo di istruzione c’è bisogno di capire come fare e da qui anche il tentativo di iniziare partendo dal basso e cioè dalla scuola primaria a 5 anni, ma la scelta, spiegano i tecnici, ha diverse “controindicazioni” pedagogiche.
Superata questa soglia, rimane comunque in piedi la riduzione degli anni totali di scuola da 13 a 12 con la “quadriennalizzazione” delle superiori che sembra essere la soluzione più caldeggiata e quella che fra l’altro si allinea con quanto già l’ex ministro Luigi Berlinguer aveva ventilato durante il suo mandato.
Infatti anticipare le elementari a 5 anni consentirebbe di lasciare immutato il sistema, valutano i tecnici. E sarebbe anche “una soluzione poco invasiva” e “in apparenza” più agibile. Ma “ciò è vero solo ad uno sguardo superficiale”. Questa soluzione, infatti, presenta controindicazioni pedagogiche e libera meno risorse, sottolineano i tecnici.
Tagliare la scuola dell’infanzia sarebbe un errore per gli esperti e non ci sono molti paesi in cui la scuola dell’obbligo comincia a 5 anni.
Ci sono poi ragioni “politiche” per dire no a questa soluzione: già ai tempi di Berlinguer ministro dell’Istruzione famiglie e sindacati si erano opposti.
E, comunque, con la primaria che comincia a 5 anni anche le medie finirebbero prima, obbligando i ragazzi a scegliere la scuola superiore con ulteriore anticipo e mettendoli a rischio di una selezione precoce su cosa fare nel loro futuro.
Più facile dunque a parere dei tecnici la strada della riduzione del ciclo scolastico totale da 13 a 12 anni ritoccando, in particolare, le superiori con una sorta di 2+2 invece dell’attuale 2+3 (biennio e triennio).
I tecnici ipotizzano anche un primo ciclo di 7 anni (primaria più medie) anzichè di 8, ma il ‘taglio’ sul secondo ciclo resta il più fattibile anche perchè già nelle scuole italiane all’estero esiste questo modello per motivi di omogeneità con l’età del diploma nel paese ospitante. Si dovrebbe operare riducendo ad un anno il biennio iniziale e impostare il modello complessivo su un 2+2, su due bienni.
Riducendo da 13 a 12 anni il percorso, ad un primo calcolo, si risparmierebbero 1.380 milioni di euro. Ma solo dopo alcuni anni, specificano i tecnici.
Rimane in piedi il problema dei docenti in esubero che però andrebbero ricollocati “virtuosamente” dentro il sistema per migliorare l’offerta formativa e il sostegno didattico.
In altre parole si porrebbe la questione dell’organico funzionale ma fino a quando questi docenti non uscirebbero dalla scuola dopo di che si rientrerebbe nella normalità di organico che sarebbe in ogni caso ridotto rispetto a quello oggi esistente.
Come si vede, continua senza interruzioni la ricerca, fra i meandri dei fondi da destinare all’istruzione, dei luoghi dove attingere risorse da destinare altrove e dopo il tentativo dell’aumento dell’orario di lavoro a parità di stipendio per i professori altre strade vengono tentate.
Bisognerà vedere ora, col nuovo governo, cosa succederà e se questo studio tecnico avrà un seguito e una sua implementazione nell’ordinamento scolastico futuro, benché ormai esso resterà di fatto come una sorta di ‘memorandum’ per il ministro che verrà.