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Dispersione scolastica, lo psichiatra Paolo Crepet: “Perché non avere il coraggio di portare l’obbligo scolastico a 18 anni?”

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Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet è intervenuto ieri, 19 gennaio, nel corso della trasmissione di La7 “Piazzapulita“. Quest’ultimo si è concentrato su vari temi, come il lavoro, la formazione dei giovani e la dispersione scolastica.

L’importanza delle passioni

Secondo Crepet a causa dell’insegnamento dei genitori i giovanissimi di oggi non hanno passioni: “Se io tolgo il desiderio nei bambini dando loro tutto, questi crescono avendo tutto senza volere nulla. Se non desideri nulla come fai ad avere una passione?”, ha esordito.

Poi lo studioso si è concentrato sull’ambito della scuola, facendo una proposta: “Se non si investe nella formazione, nella scuola, si ha un abbandono scolastico. Perché non portare l’obbligo scolastico a 18 anni? Perché non abbiamo il coraggio di dire: 18 anni, punto e basta?”.

Effettivamente proprio la scorsa estate il leader del Partito Democratico Enrico Letta, in piena campagna elettorale, ha fatto una proposta simile al Meeting di Rimini: estendere l’obbligo scolastico fino ai 18 anni e farlo partire dai 3 anni di età invece che dai 6, età in cui i bambini si iscrivono alla scuola primaria. L’idea del segretario dem non è piaciuta al pubblico presente all’evento, che lo ha fischiato. Ma davvero portare l’obbligo scolastico a 18 anni è la soluzione per combattere l’annoso problema dell’abbandono scolastico?

“Perché i nostri figli vanno al classico?”

Secondo Crepet, poi, i mestieri manuali, a suo avviso oggi troppo bistrattati, dovrebbero essere invece valorizzati: “Occorre investire negli istituti tecnici. Perché i nostri figli vanno al classico?”. 

“Noi genitori abbiamo smesso di raccontare ai figli alcuni mestieri. Vicino a Udine c’era un istituto tecnico famoso per la falegnameria perché c’era il centro della sedia dove si faceva l’80 per cento delle sedie nel mondo, ora quell’istituto ha chiuso perché non c’è nessuno che si iscrive. Perché? E’ un problema educativo non economico”, ha aggiunto.

“L’errore è pensare al lavoro come occupazione, il lavoro è passione, è realizzazione di sé”, ha concluso, esponendo la sua forte posizione sul lavoro.