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Docente rischia il licenziamento dopo aver trattato questioni di genere in classe: accade negli Usa

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I temi legati all’identità di genere, alla sessualità, al sesso ed ai relativi attributi sociali costituiscono un vero tabù per alcuni sistemi scolastici, anche oltreoceano. Le difficoltà a sensibilizzare, specie per un sistema – quello educativo – volano per le trasformazioni sociali poste in essere dalle diversità e dalle molteplici nature dell’individuo, da parte della scuola, spesso si trasformano in polemiche o misure coercitive a danno di coloro che tentano di remare controcorrente, specie in realtà intimamente conservatrici del sapere, cultura locale, nonostante il dibattito su tali tematiche risulti ancora in corso sia a livello di opinione pubblica che politico.

In Georgia una docente si è spinta a trattare i temi della diversità, dell’identità di genere, legati a dei contenuti circa l’educazione sessuale degli studenti: immediata la denuncia – presumibilmente da qualche genitore – del fatto, la sospensione del dipendente scolastico ed il rinvio a giudizio presso una Corte apposita la quale avrà il compito di verificare le competenze del docente ed individuare ciò che può risultare “nocivo” per la popolazione studentesca.

Identità di genere a scuola. Una mera questione di sensibilità o di norme? Il caso della Georgia

Un’insegnante della Georgia sta rischiando il licenziamento dopo aver letto un libro sull’identità di genere – che secondo alcuni genitori era controverso – alla sua classe di quinta elementare. Il Cobb County School District (CCSD) ha informato l’insegnante, Katherine Rinderle, che “intende terminare” il suo impiego presso la Due West Elementary School dopo aver letto il libro “My Shadow is Purple” ai suoi studenti, secondo una lettera di accusa dello stesso distretto scolastico acquisita dalla CNN.

L’istituzione in oggetto ha detto a Rinderle che era a rischio licenziamento “per motivi di insubordinazione, intenzionale negligenza dei doveri e qualsiasi altra buona e sufficiente causa”. Nella lettera di accusa, il CCSD ha affermato che Rinderle ha violato almeno sei politiche distrettuali e regole amministrative, che includono due politiche basate sulle leggi della Georgia approvate lo scorso anno: una che limita l’istruzione di “concetti divisivi” e un’altra che fornisce maggiore trasparenza a genitori e tutori legali riguardo a ciò che viene insegnato ai loro figli. La lezione è stata portata all’attenzione del distretto scolastico dopo che diversi genitori si sono lamentati del fatto che Rinderle avesse introdotto in classe “un argomento controverso (identità di genere/fluidità) che non costituisce elemento del programma scolastico appropriato per studenti di dieci e undici anni”, secondo il documento.

E in Italia?

Nel Belpaese ha fatto molto scalpore la notizia di un docente di biologia statunitense, il quale ha reso noto in una sua lezione che il sesso di un individuo è determinato dall’interazione dei cromosomi X e Y, anch’esso licenziato per la violazione di norme scolastiche distrettuali, alla pari di Rinderle. La notizia è stata accolta, a livello politico ed opinionistico, molto seriamente In Italia; il caso lombardo è finito su tutti i rotocalchi nazionali.

L’introduzione di una “carriera alias”, percorso innovativo finalizzato alla comprensione della propria natura di genere attraverso un percorso di analisi, studio, confronto e sensibilizzazione, ha diviso famiglie ed Enti locali. Gli studenti si dicono soddisfatti dell’abbattimento di un tabù così imponente e dell’introduzione di tali tematiche nel dibattito collettivo. FdI ha reagito duramente, invitando a vietare l’esecuzione di lezioni attinenti a tali percorsi: le carriere alias sono “capricci che non rispettano la legge”. Lo stesso Consigliere Regionale Zamperini ha dichiarato al quotidiano Fanpage.it il desiderio che la Regione Lombardia si impegni a vietare le carriere in oggetto ed “eventuali progetti educativi ad essa connessi, ispirati alla teoria di genere”.